Traffico di reperti, la Gallura sempre sotto osservazione
Non è la prima volta che le forze dell’ordine scoprono in Gallura traffici (sempre illeciti) di reperti archeologici o ricche collezioni di antichità custodite in abitazioni private trasformate in...
Non è la prima volta che le forze dell’ordine scoprono in Gallura traffici (sempre illeciti) di reperti archeologici o ricche collezioni di antichità custodite in abitazioni private trasformate in veri e propri musei clandestini. Nel 2013, ad esempio, era stato scoperto dai carabinieri un vasto traffico di tesori archeologici tra la Sardegna e la Corsica. Bronzetti, anfore di grandissimo valore, ma anche navicelle e arcieri provenienti dai cantieri archeologici di mezza Sardegna. Erano stati individuati e recuperati su camion e furgoni all’imbarco nel porto di Santa Teresa Gallura diretti a Bonifacio. Erano nascosti tra forme di pecorino, yogurt e materiali edili. Dieci le persone arrestate con l'accusa di aver messo su un'organizzazione criminale specializzata nel
traffico di beni archeologici. Nel 1999, sempre a Santa Teresa, un pescatore era stato denunciato dalla guardia di finanza che nella sua abitazione aveva scoperto un piccolo museo di antichità con ben 18 pezzi di età romana (soprattutto cocci di anfore). Più indietro nel tempo, nel 1999, un altro museo clandestino era stato scoperto ad Arzachena: bronzi del III secolo, anfore di terracotta, una Dea madre orientale. In tutto 50 pezzi pregiatissimi, come aveva stabilito allora la
Soprintendenza ai beni archeologici. Anche in questo caso, per il “curatore” del museo da parte dei carabinieri di Olbia era scattata una denuncia a piede libero per ricettazione.
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