La storia di Gaya, analista politica a Bruxelles
Tempiese doc, anche se non è nata in Gallura, ha girato il mondo ed esplorato moltissime culture
TEMPIO. Ha 33 anni e più di una storia interessante da raccontare. È la classica giramondo, esploratrice di culture, una sorta di cosmopolita dell’era globale, che continua però a fare di Tempio e della Gallura il campo base di tutti i suoi progetti. Si chiama Gaya Ducceschi, ha 33 anni e, anche se non è nata in Gallura, è un'autentica tempiese.
Possiede un curriculum fatto non solo di titoli, ma di esperienze vissute, da fare invidia. Ama lo yoga, parla più lingue e attualmente vive a Bruxelles, dove lavora come Policy Analyst in un'agenzia della Commissione Europea che si occupa di sviluppo rurale. Prima del nuovo impiego, aveva lavorato come lobbysta per il Consiglio europeo dei Giovani Agricoltori e per i grandi brand nazionali del tabacco.
Ha studiato allo Scientifico di Tempio, dove ha lasciato il ricordo di una studentessa dal grande talento (un suo tema di italiano venne elogiato dall’allora presidente della Repubblica Ciampi), e a Bruxelles dice di esserci arrivata quasi per caso. «Stavo ad Aberystwth - racconta - in un Costa Caffè, parlando con la mia amica Ioana di cosa avremmo fatto dopo la tesi. Lei mi disse che sarebbe andata a Bruxelles e così pensai anch'io perché no?, e mandai i miei curricula. Mi chiamarono per un colloquio dopo due settimane. Era un lavoro presso il Consiglio Europeo dei Giovani Agricoltori. Ho iniziato come stagista e dopo due mesi mi hanno assunta come Policy and Project Officer". Una decisione non facile da prendere perché Gaya all’epoca aveva in ballo uno stage a Pretoria, in Sudafrica, in una Ong che si occupava di Risoluzione dei Conflitti. Tutto ha avuto in un certo senso inizio ad Aberystwth, una cittadina del Galles sede di una prestigiosa università. Oltremanica Gaya ci va dopo aver completato due triennali (Comunicazione e Scienze Politiche). Laurea specialistica, invece, all’Aberystwyth University. «Scelsi questo posto sperduto perché sul manuale di Relazioni Internazionali lessi di Aberystwyth come del primo Dipartimento di Politica Internazionale al mondo. Fu infatti fondato nel 1919, in risposta agli orrori della guerra. Era l'epoca in cui mi interessavo alla teoria dei giochi, ero in pieno approccio matematico-limitativo e mi interessava esplorare un territorio, come quello della guerra, con meno retorica». Ma non finisce qui. Anzi è qui che ha inizio l’intrigante percorso professionale della giovane tempiese che decide di fare uno stage all’ambasciata italiana a Tallinn, in Estonia, per sondare il mondo della diplomazia. Era l’anno del summit Nato-Esdp in Estonia e Gaya ha la fortuna di seguirlo. Membro della Speque, un'associazione universitaria Europa-Canada che organizzava simulazioni di sedute del Parlamento Europeo, va in Brasile come volontaria in un progetto di sviluppo. «A Bruxelles giocai la parte di un rapporteur socialista, mentre a Montréal il mio ruolo fu quello di capo partito dei Verdi europei». Scelte inconfodibilmente progressiste, come la nostra giramondo. Guai, comunque, a pensare a Gaya come a una ragazza tutto studio e carriera. Gaya va oltre la banalità di certe etichette, anche se è vero che ha continuato a studiare (project management e graphic design) e che probabilmente si dedicherà anche alla teologia, spinta forse da quell'amore per Jung, uno dei padri del movimento psicoanalitico, che è stato per lei occasione di folgoranti scoperte concettuali. Se le si chiede perché, malgrado la giovane età, abbia già intrapreso così tanti viaggi, trova difficile rispondere. «Per me, in tutta onestà, non è stata mai una scelta consapevole quella del partire. Si è trattato piuttosto di una propulsione profonda, di voglia di fare e conoscere, con l'idea inconscia che prima o poi sarei rientrata. Quando poi, dopo il primo anno lavorativo a Bruxelles, ho capito che non sarebbe stato così, ho avuto un momento di panico».
Tempio e la Gallura valgono bene un attacco di nostalgia. «Vivere lontano da Tempiu mea è difficile. Mi manca casa, la mia famiglia in primis e, banalmente, colori, profumi e sapori. Mi manca varcare quel confine fisico e simbolico di quando, lasciandosi alle spalle Sa Contra, che segna la fine dell’Anglona, si prosegue verso il paesaggio gallurese. Mi mancano le passeggiate di maggio a raccogliere ziri e abbaméli, quelle pervinche dolci da succhiare». (g.pu.)
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