La Nuova Sardegna

Olbia

Discarica, i comitati si uniscono alla lotta

di Tiziana Simula
Discarica, i comitati si uniscono alla lotta

Si rafforza la protesta di Murta Maria e Porto San Paolo. «Basta con gli odori, si chiuda l’impianto di Spiritu Santu»

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OLBIA. La guerra contro la discarica di Spiritu Santu trova nuovi alleati. A sostenere la rivendicazione delle comunità di Murta Maria e della vicina Porto San Paolo, ora, ci sono tutti i comitati di quartiere della città. Un fronte unico per dare maggiore forza alla protesta. «Basta con gli odori che rendono l’aria irrespirabile e danneggiano l’immagine e l’economia di un territorio turstico», chiedono in prima battuta, i comitati di quartiere. Ma l’obiettivo della denuncia è «chiudere la discarica», come hanno ribadito ieri in un’assemblea congiunta il presidente del comitato di quartiere di Murta Maria Corrado Varrucciu, il presidente del coordinamento dei comitati di quartiere di Olbia, Giovanni Porcu e il medico di base di Porto San Paolo, Luigi Muroni.

Nuovi alleati. Murta Maria non è più sola, insomma, a combattere la sua battaglia contro il gigante dei rifiuti, portata avanti anche a suon di denunce: una nel 2012, l’altra nel 2014. L’ultima novità in ordine di tempo risale alla settimana scorsa. «Siamo stati chiamati dai carabinieri su disposizione della Procura in merito alla denuncia del 2012: abbiamo confermato in ogni punto quanto sottoscritto in quell’esposto – , ha spiegato Varrucciu –. Abbiamo anche allegato i risultati delle rilevazioni fatte dalla centralina dell’Arpas per un mese: per 33 volte è stato superato il limite dell’idrogeno solforato, l’unico ad essere monitorato, 1,4 a fronte dello 0,7. La mobilitazione proseguirà ora anche attraverso una raccolta di firme. La proposta è stata lanciata da un’abitante della frazione olbiese, a conclusione dell’assemblea. «Non solo siamo solidali con le comunità di Murta Maria e Porto San Paolo, ma anche preoccupati – ha detto Giovanni Porcu –: è a rischio la salubrità dell’aria, gli abitanti protestano per i miasmi e con loro gli imprenditori turistici che hanno investito nelle loro attività, danneggiati dall’aria maleodorante. Ricordiamoci, poi, che a poca distanza dall’impianto sta nascendo un ospedale».

Lotta decennale. I rappresentanti dei comitati di quartiere hanno spiegato tutte le tappe della lotta – che registra anche un’indagine da parte della Procura –, recentemente approdata anche in Regione. «L’assessore all’Industria ha annunciato che, non appena sarà ultimato l’inceneritore di Tossilo, tra non meno di due anni, il secco residuo sarà trasferito lì. È stato anche incaricato l’Arpas per ulteriori rilevamenti dell’aria. Ciò che chiediamo è che il Cipnes adotti subito dei sistemi nell’impianto che mettano fine agli odori insopportabili e che non vengano concessi ulteriori ampliamenti». Non è mancato l’attacco al Comune. «Abbiamo chiesto, senza mai ottenerlo, un incontro con l’assessore Gesuino Satta. Eppure in passato faceva le battaglie contro la discarica».

«Le famiglie sono allarmate perché hanno paura che questi odori siano pericolosi per la salute – hanno aggiunto il dottor Muroni e il segretario del comitato di Murta Maria Giuseppe Grillo – Noi non abbiamo elementi per dirlo: per questo vogliamo sapere da chi di competenza se nei miasmi che la gente è costretta a respirare ci siano componenti dannose. Le rilevazioni dell’Arpas confermano la presenza di miasmi ma non di emissioni dannose per la salute umana. Ammesso che sia così, perché dobbiamo subire questa puzza? Tutti dobbiamo godere della salubrità dell’aria. Perché noi no?»

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