La Rsa chiude: la rabbia delle famiglie
Manifestazione dei parenti degli anziani ospitati al “Sole di Gallura”: «Vergognoso che la città perda questo servizio»
OLBIA. L’esodo è cominciato da giorni e si concluderà oggi, quando gli ultimi pazienti della Rsa Sole di Gallura lasceranno la struttura di via Tavolara. Da domani si chiude. Fine di un servizio che scompare drammaticamente dalla città, tra la rabbia dei familiari degli anziani, costretti ad essere trasferiti in altri centri di assistenza della Gallura. Ieri le famiglie sono scese in piazza per manifestare tutto il loro dissenso e rivendicare la riattivazione del servizio, con loro anche gli operatori della cooperativa La Fenice, rimasti senza lavoro. Prima che il corteo cominciasse la sua marcia verso il municipio per incontrare il sindaco Settimo Nizzi, alcuni anziani sono stati caricati sui pullmini con destinazione Tempio. «Questa è una deportazione...», dice in lacrime un familiare.
«Noi non ci arrendiamo, andremo fino in fondo», attacca Dino Chessa, presidente del comitato dei familiari dei pazienti della Rsa, alla guida del corteo. Suo fratello è già nella Rsa di Tempio. «Mia moglie non parla, non mangia e non beve da due anni. Da agosto è nella struttura di Padru. È una vergogna che Olbia non abbia più il servizio», aggiunge Pietro Carta. Qualcuno ha deciso di riportarsi a casa il proprio familiare, pur tra mille disagi. Gli altri dovranno macinare chilometri per andare a visitare i propri cari. «Mia madre piangeva, sa bene che non potrò andare a trovarla tutti i giorni come ho fatto finora», dice un altro familiare.
Alla rabbia delle famiglie si aggiunge quella dei soci della cooperativa che per 13 anni ha gestito “Il Sole di Gallura”.
«Per noi non era solo un lavoro, eravamo una famiglia – racconta Maria Grazia Manzoni, referente delle Oss, e Angela Piras, anche lei operatrice – Gli ospiti erano disperati: noi dalla nostra casa non vogliamo andare via, ci dicevano. La Rsa era un punto di incontro: anche chi non aveva figli o parenti, era ben inserito. Venivano a trovare i ricoverati anche quelli che abitano vicino alla struttura. Proviamo un dolore immenso. È penoso quello che sta succedendo in questa città, tra l’indifferenza delle istituzioni». Ma anche degli stessi olbiesi, assenti alla manifestazione. «Ci aspettavamo maggiore solidarietà, questa battaglia non è solo per i nostri familiari ma per gli anziani e malati di tutta la città», lamentavano in tanti.
«La Rsa deve continuare a vivere e gli enti devono fare in modo che il grande palazzo di via Tavolara non vada in decadenza, ma diventi la cittadella del volontariato», ha rilanciato la sua proposta Patrizia Desole, consigliere comunale Pd e presidente dell’associazione antiviolenza Prospettiva donna, presente alla manifestazione.
«Chiediamo che il sindaco faccia propria la nostra battaglia per riavere i nostri familiari nella città dove hanno vissuto –, ha detto a Nizzi il presidente del comitato dei familiari, quando il corteo è arrivato a destinazione – Noi andremo avanti nella nostra lotta con ogni mezzo, proseguiremo anche la raccolta di firme: oltre 4mila quelle raccolte in una settimana».
Il confronto col sindaco è stato lungo, a tratti anche acceso. «I posti letto Rsa di Olbia non si toccano, questa è una certezza – ha risposto Nizzi –. L’altra certezza è che, a oggi, la cooperativa La Fenice non può gestire la struttura perché insolvente. Abbiamo aspettato che qualche altra società subentrasse nella gestione del servizio, ma nessuno si è fatto avanti. E, poi, c’è il problema della struttura. I locali di via Tavolara non sono a norma per svolgere la funzione di Rsa. Chi gestirà il servizio dovrà mettere a norma quei locali o trovare una struttura a norma, solo così si potranno riattivare Rsa, comunità integrata e alloggio». Le famiglie si preparino ad aspettare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
