La Nuova Sardegna

Olbia

La Gallura da sola può soltanto perdere

di Enrico Gaviano
Andrea Biancareddu e Settimo Nizzi
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Andrea Biancareddu e Settimo Nizzi

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OLBIA. Settimo Nizzi e Andrea Biancareddu hanno stretto nei giorni scorsi un patto per la Gallura. Via i campanilismi, battaglia unitaria di Olbia e Tempio, di alta e bassa Gallura. Tutto giusto, ma ci sono anche alcuni ma. A cominciare dal fatto che già altri primi cittadini del nord est ed esponenti politici sono intervenuti su questo accordo, lamentando intanto il fatto che i due sono partiti da soli in questa guerra, per garantirsi la posizione di capopopolo, sperando poi di raccogliere adesioni più avanti. Ma, detto questo, va anche sottolineato che Settimo Nizzi e Andrea Biancareddu non sono politici di primo pelo, sindaci che sinora sono stati spettatori di quanto è stato fatto pro e contro la Gallura. Nizzi ha fatto già per dieci anni il sindaco di Olbia ed è stato oltre che consigliere regionale, anche deputato. Biancareddu è stato invece consigliere e assessore regionale, anche nell'ultimo legislatura, quella con Ugo Cappellacci governatore. Questo per dire che i due hanno avuto ampiamente la possibilità di incidere sul futuro della Gallura. E, a proposito di Cappellacci, va ancora aggiunto che se oggi i due esponenti del centrodestra gallurese e sardo si lamentano perché la Gallura deve autodeterminarsi, deve fare una battaglia per essere nuovamente provincia, il principale responsabile (insieme ai Riformatori) della cancellazione delle province sarde di nuova istituzione, è stato proprio l'ex governatore e ora coordinatore regionale di Forza Italia promuovendo il Referendum che abolì gli enti intermedi. Poi, appellarsi ora a una sorta di città stato gallurese sembra un richiamo fuori dal tempo. A parte che già nel 2005 la allora presidente della provincia Pietrina Murrighile (alla guida di una giunta di centrosinistra) parlava di Gallura composta da 26 quartieri, i comuni del territorio, ma nessuno dei due appoggiò mai quell'idea. Fuori dal tempo la proposta sembra soprattutto perché la Sardegna tutta, se continuasse ad andare avanti promuovendo il proprio tornaconto territoriale (e dunque quello elettorale dei suoi politici) invece di cercare di fare sistema, sarebbe destinata ancora a pagare uno scotto pesantissimo. La battaglia unitaria va bene, ma occorre che la faccia tutta la Sardegna insieme.

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