Isolani dal grande cuore per i profughi siriani
LA MADDALENA. È atteso per il fine settimana l’arrivo della famiglia siro-palestinese, di religione musulmana, ospite della chiesa di Santa Maria Maddalena. È composta da cinque persone, madre e...
LA MADDALENA. È atteso per il fine settimana l’arrivo della famiglia siro-palestinese, di religione musulmana, ospite della chiesa di Santa Maria Maddalena. È composta da cinque persone, madre e quattro figli, una di 10, uno di 14, uno di 17 e uno di 19. Tutti sono scappati da Damasco a causa della guerra e sono stati accolti in un campo profughi in Libano. Fanno parte di un gruppo di persone che periodicamente, con i cosiddetti “corridoi umanitari”, viene accompagnato in Italia per opera della comunità di Sant’Egidio. Da Roma verranno trasferiti in Sardegna a giorni e saranno subito assegnati alle parrocchie o alle istituzioni che avevano dato la disponibilità ad accoglierli. Tra queste c’è la parrocchia di Santa Maria Maddalena. Sarà ospitata in una abitazione alla cui preparazione hanno partecipato in molti. Mancava la cucina e e allora tanti volontari si sono tassati per acquistarla; altri hanno sistemato gli impianti, altri ancora hanno donato il letto, il frigo, la lavatrice, il divano, le coperte e le lenzuola, i piatti e le stoviglie. Insomma una bella gara di solidarietà. «Qualcuno – ha affermato don Domenico, parroco di Santa Maria Maddalena – potrebbe dire “perché non si aiutano prima i nostri poveri, disoccupati, senza casa, invece di aiutare questi che vengono da fuori?”. La risposta è semplice. I nostri poveri possono comunque avere degli aiuti, per esempio dai parenti, dal Comune con i servizi sociali, lavori socialmente utili, protezione civile, pronto intervento, palazzo Scala di Ferro, aiuti dalla chiesa con la Caritas, col volontariato, con le case di accoglienza per i senza tetto, quella di suor Nicoli per gli uomini e quella di san Francesco per le donne, possono usufruire di una assistenza sanitaria. I profughi invece non hanno tutto questo. Sono soli, non conoscono la lingua per spiegarsi. Sono come quando si corre in pronto soccorso quelli contrassegnati col bollino rosso, cioè i più gravi, che hanno la precedenza su tutti». (a.n.)
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