Olbia, il bazar di Pinuccio: dove si trova tutto come in una fiaba
Il negozio aperto nel 1934 in via Roma, nel rione Sa Rughe. Tra una varietà infinita di oggetti anche il «latte di gallina»
OLBIA. La sua fama ormai è bella che consolidata. Ancora oggi ci sono tanti olbiesi, soprattutto quelli più anziani, che ci tengono a dare consigli di questo tipo: «Vai da lui, che vende anche il latte di gallina». Ovviamente il latte di gallina non esiste. Ma è un modo per dire che qui, in questo negozietto che si affaccia su quella vecchia croce di metallo che dà il nome al rione di Sa Rughe, ci si può trovare praticamente di tutto. È dal 1934 che il bazar di via Roma, della famiglia Casula, vende qualsiasi cosa agli olbiesi. La formula è di quelle più antiche. Il negozio, che ha ancora l'aspetto delle vecchie botteghe di quartiere, è un tripudio di oggetti e oggettini. Ogni centimetro è occupato da articoli e arnesi di varia natura. Si va dall'apricozze a forma di pinza alle trappole per topi, dai tricicli per bambini ai contenitori per conservare il vino. È un antico bazar che per miracolo riesce a resistere ai centri commerciali e ai magazzini cinesi.
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Una lunga storia. Il proprietario si chiama Pinuccio Casula. Lui, il negozio, lo ha ereditato da suo padre Virgilio, per tantissimi anni un punto di riferimento sia per il quartiere di Sa Rughe che per tutta la città. «Mio padre è morto negli anni Ottanta, ma oggi c'è ancora tanta gente che dice "vado da Virgilio" - racconta Pinuccio Casula -. Noi, comunque, di origine non siamo olbiesi. Mio padre era di San Vero Milis, poi con la famiglia si trasferì a Siniscola. Invece a Olbia, da Siniscola, arrivò all'età di 16 anni, nel 1924, a piedi. Si mise a lavorare per l'emporio dei Bagatti, poi nel 1934 prese una licenza tutta sua». Per i primi 22 anni il bazar di Virgilio Casula si trovava in via Regina Elena, poi nel 1956 il trasferimento pochi metri più giù, all'inizio di via Roma, quasi davanti alla croce di Sa Rughe, il rione dei pescatori.
La fiera del tutto. La modernità, qui dentro, sembra non essere arrivata. Gli scaffali, in legno, sono gli stessi montati negli anni Cinquanta. Per capire meglio l'offerta del bazar, basta dare un'occhiata alla vetrina. In esposizione ci sono coltelli in ceramica, coltelli pieghevoli, fiocine, frullatori, apri ricci, una macchina per fare le salsicce, una griglia elettrica, padelle, un macinino per il caffè, due portafogli, grattugie, una trottola in legno, un paio di scarpe antinfortunistiche. Dentro la situazione non cambia. E quindi fiaschi, stendipanni, un arnese per raccogliere il mirto, giocattoli, elettrodomestici, vasi, macchine per lavorare la pasta. «È un bazar, quindi vendo di tutto - spiega Pinuccio Casula, mentre mostra con orgoglio un apri tartufi di mare -. Una volta mi sono tolto la soddisfazione di vendere uno squamapesce alla pescheria dell'Auchan, perché loro non ce l'avevano».
La resistenza. Pinuccio Casula, marito di Giuseppina e padre di tre figli maschi, è un commerciante decisamente coraggioso. Ancora oggi riesce a resistere alla concorrenza devastante dei grossi centri commerciali, dei negozi dei cinesi e dei magazzini con le insegne luminose. «Come faccio? Beh, vendendo il latte di gallina - sorride Pinuccio Casula -. Scherzi a parte, l'affetto e la fiducia della clientela sono molto importanti. I clienti non mancano, ci sono quelli vecchi e quelli nuovi, e molti vengono qui da sempre. E forse riesco a resistere anche perché davvero vendo qualsiasi cosa, compresi quegli articoli difficili da trovare da altre parti. Per me è fondamentale che i prodotti siano buoni e di qualità».
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