Nuovo blitz: sequestrata l’auto alla Lo Secco
Una catena di denunce per la coppia accusata di truffa, estorsione e associazione per delinquere
OLBIA. Come nel gioco del domino, cadono pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno, le difese di Giuseppa Lo Secco e del compagno Marco Varrucciu, la coppia indagata dalla Dda di Cagliari per associazione a delinquere, estorsione, riciclaggio e truffa con l’aggravante speciale dell’impiego di metodi mafiosi. Ieri i carabinieri di Olbia hanno sequestrato la Mini nera della Lo Secco, parcheggiata in un garage in via delle Felci, esattamente dove si trova l’appartamento dove la coppia viveva, già sequestrato una settimana fa su ordine del gip Maria Gabriella Muscas della Dda di Cagliari
Proprio ieri scadeva il termine concesso alla Lo Secco e a Varrucciu per portare via le ultime cose dall’immobile e puntualmente gli agenti del Nucleo mobile della guardia di finanza di Olbia si sono presentati alla porta per verificare che l’appartamento fosse stato davvero liberato.
Andati via i finanzieri, in via delle Felci sono arrivati però i carabinieri della compagnia di Olbia. Con tanto di carro attrezzi. I militari hanno notificato un decreto di sequestro preventivo per l’auto di Giuseppa Lo Secco, una Mini nera, che è stata caricata sul carro e portata via, in un deposito. I carabinieri hanno confermato l’intervento da “ufficiale giudiziario” il che fa supporre che il sequestro non sia relativo alla maxi inchiesta della Dda su presunti affari di mafia in città, piuttosto ad altre vicende che hanno visto protagonisti la Lo Secco e Varrucciu con le loro società d’affari (la Marva holding e la Marva consulting). In pratica, creditori della Lo Secco che ora cercano di recuperare soldi e beni.
Avanzano, intanto le nuove denunce presentate nei confronti della coppia, a Olbia e a Nuoro. Nel mirino ancora imprenditori o e società di costruzioni firmando preliminari d’acquisto con pagamenti attraverso bonifici bancari fasulli e garanzie di finanziamento prestate prestate addirittura da Massimo Ciancimino (“l’amico Max” della coppia), figlio dell’ex sindaco di Palermo condannato per associazione mafiosa. Esattamente come è accaduto all’impresa olbiese che con la sua denuncia ha scoperchiato il pentolone degli affari in odore di mafia. In quel caso, la magistratura e la guardia di finanza indagano sul tentativo (fallito) di acquisto di un complesso immobiliare (46 appartamenti più posi auto e servizi) nella “lottizzazione Degortes”, in via Ada Negri, quartiere San Nicola. Il finanzaimento (5 milioni di euro) sarebbe stato coperto da una fideiussione prestata dallo stesso Massimo Ciancimino. (m.b.)
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