La Nuova Sardegna

Olbia

Omicidio di Ovilò, ergastolo confermato per Quaglioni

di Giampiero Cocco
Omicidio di Ovilò, ergastolo confermato per Quaglioni

La sentenza della Corte suprema condanna definitivamente l’impiegato di Loiri Porto San Paolo: il 22 dicembre 2011 uccise con due fucilate a bruciapelo il compaesano Domenico Molino

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OLBIA. La Corte di Cassazione ha confermato, nel pomeriggio di ieri, la pena dell’ergastolo per Antonio Quaglioni, l’impiegato di Ovilò accusato d’aver ucciso a fucilate, il 22 dicembre del 2011, il compaesano Domenico Molino.

L’efferato omicidio venne commesso pochi giorni prima delle feste natalizie del 2011 nelle campagne di La Silvaredda, una località vicina a Ovilò, frazione di Loiri Porto San Paolo. In primo grado Antonio Quaglioni, che all’epoca era assistito dagli avvocati Antonio Meloni e Pietro Diaz, venne condannato a 24 anni.

Il suo nuovo difensore, l’avvocato Giuseppe Conti, appellò quella sentenza ma la corte d’assise d'appello di Sassari inflisse all’impiegato una pena ancora più pesante, quella del carcere a vita.

La sentenza venne impugnata in Cassazione e ieri i giudici della Suprema Corte hanno messo la parola fine al lungo iter giudiziario, confermando la sentenza di secondo grado. Le motivazioni della sentenza della Cassazione saranno depositate nelle prossime settimana, ma avrebbe prevalso l’impianto accusatorio prospettato in sede di appello dal Pg Gabriella Pintus, che chiese l’ergastolo per l’impiegato sostenendo la premeditazione del delitto. I legali di parte civile, i cassazionisti Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti, che rappresentano la vedova e i figli della vittima Domenico Molino, un manutentore che prestava la propria opera nel centro turistico di Punta Aldia, non hanno commentato la sentenza, che ritengono di doverosa giustizia.

L’omicidio di Domenico Molino era nato, stando alle indagini condotte dal luogotenente Luca Levrini che dirige il nucleo investigativo dei carabinieri di Olbia, nell’ambiente di caccia che vedeva contrapposto Antonio Qualgioni a Domenico Molino, per via delle località battute per la caccia al cinghiale frequentate da entrambi. Antonio Quaglioni, 61 anni, organizzò l’agguato contro Domenico Molino, di 56 anni, portandosi dietro un giovane disadattato di Loiri, Andrea F., 36 anni il quale, una volta giunti nel luogo dell’agguato, si diede alla fuga dopo i primi spari. Il giovane confessò la inconsapevole partecipazione all’omicidio, consentendo al pm Riccardo Rossi di chiudere le indagini che vedevano come principale indiziato Antonio Quaglioni, il quale non ha mai ammesso d’essere l’autore del delitto.

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