Lu Carrasciali insegue una nuova identità
Dopo aver trovato la mascotte (gallo Frisgiola) manca ancora la maschera rappresentativa
TEMPIO. Anche quest’anno l’avvio della Sei giorni ha riportato all’attenzione l’intramontabile questione della maschera del carnevale. Questa volta, però, con toni per così dire più bassi, se non sopiti e moderati. Due le questioni poste in evidenza: una riguarda la maschera che campeggia sui manifesti del Carrasciali, che poco di autoctono sembra avere; l’altra pertiene, invece, all’opportunità di adottare una maschera che rappresenti simbolicamente (e lo faccia magari una volta per tutte) il carnevale tempiese.
Per risolvere la prima, c’è chi propone di scegliere una maschera o un soggetto tra le migliaia di foto che al carnevale di casa hanno dedicato i fotografi galluresi, senza distinzione tra professionisti e semplici appassionati. Il compito non sarebbe per niente facile, ma il risultato finale potrebbe mettere a tacere anche le voci più scettiche. C’è da dire che un’idea simile inizia a prendere spontaneamente corpo nei social, ma un’investitura “istituzionale” le darebbe molta più forza.
Che fare, invece, per la maschera rappresentativa del Carrasciali? Dopo aver adottato una mascotte ufficiale (il gallo Frisgiola), il carnevale tempiese potrebbe compiere un ulteriore passo. Lo richiedono in qualche modo quanti vorrebbero rimarcarne la dimensione identitaria, ma anche quanti vedono in questa operazione più di un vantaggio per una promozione d’immagine. In effetti, qualcosa del genere era stato fatto in passato. Precisamente quindici anni fa, quando l’associazione degli “Amici dell’arte” propose l’indizione del Premio Miguel, che si esaurì però nel giro di un paio di edizioni.
L’intento degli organizzatori era quello di stimolare la creatività dei fotografi, scatenarne l’ingegno e raccogliere una grande mole di materiale fotografico. Un articolo del regolamento prevedeva anche l’iscrizione di foto di vecchie edizioni del Carnevale. Attraverso scatti rubati ad un passato più o meno recente, lu Carrasciali avrebbe potuto forse rivelare il suo sguardo più autentico. Uno sguardo che molti tempiesi vorrebbero però reso impenetrabile dal domino, la maschera ambivalente, concentrato di tanti possibili identikit celati all’interno di un saio-mantello, presente però in tanti altri carnevali della Penisola, dalla sontuosa Venezia alla non meno verace Basilicata. (g.pu.)
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