La Nuova Sardegna

Olbia

L’OMBRA LUNGA DELLA MAFIA ANCHE NEL CORTILE DI CASA

DI MARCO BITTAU

DI MARCO BITTAU Le inchieste giudiziarie prima e le parole di Nando Dalla Chiesa poi smentiscono clamorosamente un rassicurante luogo comune: la mafia in Sardegna non affonderà mai radici profonde. E...

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DI MARCO BITTAU

Le inchieste giudiziarie prima e le parole di Nando Dalla Chiesa poi smentiscono clamorosamente un rassicurante luogo comune: la mafia in Sardegna non affonderà mai radici profonde. E non è certo per caso un caso che proprio Olbia sia stata scelta dall’associazione Libera fondata da don Luigi Ciotti come sede regionale della Giornata dedicata alle vittime della mafia, in programma il 21 marzo in piazza Mercato. L’annuncio è di qualche giorno fa, da parte di Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, ucciso da Cosa nostra a Palermo nel 1982. Il sociologo ed ex deputato ha spiegato per bene al pubblico raccolto nell’auditorium del museo archeologico che a Olbia e in Costa Smeralda il turismo attira grossi investimenti. Ed è noto che le associazioni mafiose cercano di aprirsi delle strade proprio in questi settori. Insomma – sempre parole di Dalla Chiesa – un boss non investe in borsa, ma in ciò che si tocca: il mattone, i palazzi, i negozi, i ristoranti, gli alberghi. Lo fa dove non trova le forze dello Stato già schierate in forze, come succede da altre parti.

Parole allarmanti, raggelanti. Così un bel giorno gli olbiesi hanno scoperto che anche nel cortile di casa aleggia l’ombra lunga degli affari di mafia. È solo un’ombra su cui ancora gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia stanno indagando, ma a far gelare il sangue basta un nome: quello di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex potente sindaco Dc della Palermo anni Settanta, condannato per associazione mafiosa. Lui stesso, Massimo, ora in carcere dopo essere stato indagato e condannato. Oggi, secondo l’accusa, sarebbe il finanziatore e il garante di compravendite immobiliari a Olbia. Nelle carte dell’inchiesta si parla di associazione per delinquere, estorsione, truffa e riciclaggio con l’aggravante dell’utilizzo di metodi mafiosi (l’articolo 7 del decreto 152 del 1991). Che sia vero oppure no lo dirà la magistratura, certo è che a Olbia è scattato l’allarme e si sono accesi i riflettori delle associazioni e dei movimenti civili come Libera, paladini della legalità. Significa che da questo momento non si potrà più dire «la mafia non ci riguarda per niente».

@marcobittau

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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