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Olbia

Clinica estetica, parlano le donne: rovinate dagli interventi al seno

di Serena Lullia
Clinica estetica, parlano le donne: rovinate dagli interventi al seno

Dalle denunce di quattro giovani è scattata l’indagine che ha portato al sequestro della struttura Il legale Caredda: «Teresa ha cicatrici permanenti sul corpo e nella mente. Chiediamo giustizia»

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OLBIA. Teresa, nome di fantasia, è la prima delle quattro giovani donne che ha presentato un esposto contro la clinica di chirurgia plastica Michelangelo. Dalle quattro denunce è nata l’indagine della Procura di Tempio che ha portato al sequestro per abusivismo della sala chirurgica e delle 11 stanze del “Dream center”, al secondo piano del Delta center, in cui le pazienti venivano ospitate dopo gli interventi chirurgici in day surgery. Teresa nel 2016 si era sottoposta a un doppio intervento. Addominoplastica e mastoplastica addittiva. In parole semplici una operazione per ridurre la pancia e una per aumentare il volume del seno. Interventi che, come si legge nell’esposto firmato dal suo avvocato, Egidio Caredda, le hanno lasciato «cicatrici permanenti e un percorso di recupero doloroso per la mente e il corpo».

«Le mie assistite hanno interpretato il sequestro giudiziario come un segnale forte dello Stato a tutela del cittadino – commenta l’avvocato Caredda –. La loro gratitudine è totale verso l’attività coordinata con grande professionalità dal procuratore Domenico Fiordalisi. In particolare Teresa è più fiduciosa nel portare avanti la battaglia legale. La ragazza, a seguito degli interventi di chirurgia estetica nello studio medico Michelangelo ha poi subito un delicatissimo intervento chirurgico all’ospedale di Sassari in cui le sono state asportate le protesi impiantate dalla Michelangelo. Una operazione delicatissima durata diverse ore. E il suo calvario non è ancora finito. Le condizioni di salute della ragazza rimangono precarie, viene seguita da uno specialista che la sta aiutando a sopportare la deturpazione del proprio corpo anche dal punto di vista psicologico. Teresa non riesce ad accettare il suo nuovo aspetto fisico, ben lontano dalle promesse pubblicitarie che l’avevano convinta a rivolgersi al centro Michelangelo». L’avvocato Caredda replica anche ai legali della clinica che avevano parlato di un attacco alla struttura sanitaria. «Non c’è nessun attacco – afferma –. Le conseguenze devastanti derivate a Teresa dall’intervento eseguito nello studio medico definito clinica impediscono anche lontanamente l’accettazione di fantasiose ipotesi di attacchi da parte della concorrenza. Teresa andrà avanti giudizialmente per se stessa e per tutte le altre persone che come lei ora faticano ad accettare il proprio corpo deturpato. I nostri consulenti, veri luminari della chirurgia plastica, hanno chiaramente spiegato a Teresa che per avere nuovamente un aspetto normale e tentare di cancellare i segni dal proprio corpo dovrà subire altri interventi chirurgici. Ma hanno anche precisato che difficilmente potrà tornare come prima. Dovrà quindi convivere con le cicatrici e un nuovo aspetto fisico». Nessuna crociata moralista contro la chirurgia plastica e gli interventi per diventare più belli. «Dico solo che la tutela della salute deve prevalere sulla logica del commercio e della mercificazione del corpo – conclude Caredda –. La chirurgia estetica low cost pubblicizzata sui social non deve mai abdicare al rispetto della salute come bene primario e all’accettazione dei protocolli internazionali per la corretta esecuzione degli interventi chirurgici». (se.lu.)

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