Alluvione a Olbia, primi risarcimenti per le imprese dopo 3 anni
Pubblicata la graduatoria provvisoria: sono solo 121 le aziende in lista per ottenere i contributi della Protezione civile
OLBIA. La lunga attesa ha spazzato via speranze e fiducia nello Stato. Per anni le aziende danneggiate dal ciclone Cleopatra nel 2013 hanno creduto in un aiuto per rinascere. Delle 400 imprese che all’indomani dell’alluvione presentarono le schede con i danni subiti, solo 140 hanno chiesto il risarcimento. La burocrazia italiana ha dilatato fino allo sfinimento i tempi per assegnare le risorse economiche. A dicembre era stato aperto il bando, scaduto poi il 31 gennaio. Ieri la prima graduatoria, provvisoria, delle aziende ammesse al bando della Protezione civile. 121 in tutto con richieste di danni che vanno da un minimo di 3mila euro fino a 200mila euro. 17 le domande non ammesse, due ammesse con riserva.
L’attesa continua. Ma non è ancora arrivato il momento di incassare i fondi. C’è tempo fino al 16 marzo per presentare eventuali osservazioni. Se questa fase andrà liscia verrà pubblicata la graduatoria definitiva. Poi si passerà al pagamento dei risarcimenti.
La graduatoria. L’elenco provvisorio delle imprese ammesse al bando della Protezione civile può essere consultato sul sito del Comune. Per essere il primo e unico bando riservato alle attività produttive non si può dire che sia stato un successo.
Criteri e disincentivi. Il timore che dopo tre anni non ci fosse proprio la corsa a partecipare al bando erano noti da gennaio. A una manciata di giorni dalla scadenza solo 5 imprese avevano presentato la domanda. Nessun atteggiamento snob nei confronti dei soldi dello Stato. Solo la difficoltà a compilare l’ennesimo modulo e allegare l’ennesima perizia. Severi i criteri del bando. Non bastava avere consegnato in Comune la scheda con i danni subiti all’indomani di Cleopatra. Era necessario che le aziende fossero ancora operative e che allegassero una perizia nuova di zecca. Tutte richieste che, insieme alla lunga attesa, hanno fatto da effetto sfollagente. Solo un terzo delle imprese aventi diritto ha partecipato al bando.
Chi ha chiuso l’attività dopo aver tentato di rimetterla in piedi da solo non ha avuto diritto a un solo centesimo. Molte altre imprese, pur di ricominciare, hanno rattoppate le attività di tasca e sono andate avanti. Alcune non ne hanno voluto sapere di entrare di nuovo nel girone infernale delle perizie, dei moduli e della burocrazia italiana. Inascoltato anche l’appello del sindaco, Settimo Nizzi, a cogliere l’opportunità del bando della Protezione civile. Il Comune non c’entra direttamente nell’assegnazione delle risorse. I soldi sono finanziamenti dello Stato, che li affida alla Protezione civile che a sua volta li eroga attraverso la Regione.
Risale invece a febbraio la pubblicazione della graduatoria dei privati che hanno avuto diritto al risarcimento dei danni subiti al patrimonio edilizio abitativo e ai beni mobili. Anche in questo la procedura di riscossione ha un italica devianza cervellotica. Lo Stato individua gli istituti di credito con cui fare una convenzione per il pagamento. I cittadini vengono poi contattati telefonicamente o per raccomandata e infine entreranno in possesso dei soldi. Dopo un’attesa lunga tre anni e mezzo.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
