Clinica, dure accuse: lesioni gravissime
Il gip convalida il sequestro della struttura e dell’hotel. Contestati a due medici reati commessi in danno di quattro pazienti
OLBIA. Il sequestro preventivo del poliambulatorio “Michelangelo chirurgia plastica srl” e le 12 stanze dell’annesso hotel “Delta dream” nella zona industriale di Olbia restano sotto sequestro penale. Lo ha deciso ieri mattina il gip del tribunale di Tempio, Alessandro Di Giacomo, che ha convalidato il provvedimento d’urgenza fatto eseguire, venerdì scorso, dal capo della procura della Repubblica, Domenico Fiordalisi, che aveva inviato sul posto una task forze composta da guardia di finanza, carabinieri del Noe e ispettori della Asl di Olbia. Dal provvedimento firmato ieri dal gip si evince l’aggravamento della posizione processuale di due dei cinque indagati – i medici Michele Tomaso Mossa, 59 anni, originario di Aggius ma residente a Olbia, amministratore della clinica abusiva, e del chirurgo plastico Raffaele Ceccarino, 56 anni di Pozzuoli – accusati di concorso in lesioni personali gravissime nei confronti di 4 pazienti (un uomo e tre donne) sottoposti a interventi chirurgici di addominoplastica. «Interventi vietati in ambulatorio perché richiede ricovero in struttura ospedaliera», scrive il gip nel suo provvedimento.
Per tutti l’accusa principale resta quelle di violazione delle normative sulle leggi sanitarie. Gli indagati sono i medici Michele Tomaso Mossa, Antonello Mossa, residente a Liscia di Vacca, 57 anni, il chirurgo Raffaele Ceccarino di Pozzuoli, l’anestesista di Rionero in Vulture ma residente a Napoli Renato Cappelletti di 67 anni e il titolare della struttura che ospita l’albergo e il centro clinico, Gavino Felice Murrighile, un olbiese di 49 anni.
«Il provvedimento appena firmato dal gip del tribunale di Tempio e avente come oggetto la convalida del sequestro preventivo degli ambulatori e delle 12 stanze della struttura alberghiera è già stato impugnato davanti al tribunale del riesame – ha spiegato ieri pomeriggio il penalista Domenico Putzolu, che assiste con altri due colleghi i cinque indagati – dai giudici attendiamo, come sempre, una serena valutazione del caso a nostro avviso carente di motivazioni che possano supportare una misura preventiva di tale gravità. Forniremo i documenti che dimostrano la legittimità dal nostro operato ai giudici del tribunale della libertà, nei quali riponiamo la massima fiducia». La struttura alberghiera e gli ambulatori dove si effettuavano gli interventi di chirurgia estetica sono stati chiusi, in attesa che la vicenda processuale venga chiarita, con una ordinanza predisposta e notificata agli indagati dal comune di Olbia. Nella struttura sanitaria lo scorso anno sono state portate a termine oltre trecento operazioni di natura estetica, una mole di lavoro che avrebbe prodotto utili per oltre 750 mila euro sui quali si è appuntato l’interesse della procura della Repubblica che ha dato incarico alla guardia di finanza di Olbia e all’Agenzia delle entrate di verificare se tali incassi corrispondano alle denuncie dei redditi presentate dai cinque indagati. I quali, nel frattempo, restano in attesa di capire che fine farà la struttura sanitaria dove venivano effettuati (utilizzando farmaci anestetici a uso ospedaliero), gli interventi di chirurgia estetica.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
