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Olbia

Tar, il Comune battuto dall’hotel

Tar, il Comune battuto dall’hotel

Il Rio Bados non deve pagare 322mila euro di oneri concessori. L’ente locale li ha chiesti in ritardo

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OLBIA. Sconfitti da un albergo posto sotto sequestro, da un progetto bloccato nonostante il rilascio di concessioni edilizie e una variante in corso d’opera. Il Tar di Cagliari ha dato ragione alla Rio Bados hotel srl, che ha ottenuto l’annullamento della ingiunzione di pagamento arrivata da parte del Comune per la somma di 322 mila euro, quale quota residua per oneri concessori e quota di costo di costruzione, nonché la cartella di pagamento emessa da Equitalia Sardegna nei confronti della stessa Rio Bados Srl per la medesima somma più circa 15 mila euro per oneri di riscossione. Comune di Olbia che è lo stesso che nel 2003, all’epoca sindaco era lo stesso di oggi, Settimo Nizzi, aveva approvato il progetto presentato dalla Rio Bados per la realizzazione in deroga dell’albergo che si sviluppava su due fabbricati e tre piani fuori terra, costituito da 149 camere e circa 295 posti letto. La richiesta di pagamento del Comune trovava il suo presupposto nella convenzione del 2004 che prescriveva l’obbligo per la società di ultimare l’intervento entro 4 anni dalla data della concessione edilizia stabilendo, per il caso di inosservanza del termine, l’obbligo di provvedere al pagamento degli oneri concessori per l’intero, col massimo dei parametri di legge e in unica soluzione.

Comune bocciato. Secondo il Tar però l’amministrazione comunale non avrebbe considerato che successivamente al rilascio della concessione edilizia, la Rio Bados Hotel Srl aveva presentato un nuovo progetto di riqualificazione ambientale (di modifica e integrazione di quello relativo alla concessione edilizia stessa) che era stato approvato dal Consiglio comunale nel novembre 2006 e successivamente confermato da una nuova concessione edilizia.

Successivamente il Comune aveva anche rilasciato un’altra concessione edilizia con la proroga di 24 mesi delle precedenti concessioni. Tutto questo avveniva nel 2009, dunque più di 5 anni dopo la stipula della prima convenzione.

Nuovo titolo. In sostanza, quindi, per la realizzazione dell’opera e al fine di evitare il pagamento della somma derivante dall’inosservanza del termine per il completamento dei lavori, si sarebbe dovuto far riferimento alla data di rilascio del nuovo titolo edilizio (20 giugno 2007) come prorogato nel 2009. Ecco che il termine ultimo assegnato alla società per il completamento dei lavori al fine di evitare l'applicazione degli oneri “per l'intero col massimo dei parametri di legge e in unica soluzione” veniva a scadere il 20 giugno 2013 (4 anni dal 20 giugno 2007 + 24 mesi di proroga). Dunque il termine non era scaduto e nulla è dovuto al Comune.

All'asta. Il Comune vede così respinta la propria richiesta sulla base di atti amministrativi concessori da lui stesso compiuti, nei confronti di una struttura il cui cantiere nell’estate del 2008 era stato posto una prima volta sotto sequestro conservativo. L'albergo di Bados da 150 stanze è rimasto un rudere ed oggi è stato messo all'asta ed è in vendita a 3 milioni 240 mila euro, mentre il prezzo nel 2013 era tre volte superiore. Nel frattempo è andata avanti una vicenda giudiziaria parallela, per la quale sono arrivate due richieste di archiviazione consecutive nei confronti della stessa Rio Bados Hotel srl. In questo caso l'impresa olbiese Geal, che aveva svolto i lavori per la costruzione dell'albergo, denunciò la società committente per il mancato pagamento di alcuni milioni di euro. La condotta ipotizzata era quella di truffa aggravata, ma la Procura ha chiesto l'archiviazione in quanto il reato sarebbe ormai prescritto. (gd.m)

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