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Olbia

Dalla Scozia all’Argentina la sfida vinta da Trinità

di Giuseppe Pulina
Dalla Scozia all’Argentina la sfida vinta da Trinità

Tomaso Muzzigoni, 32 anni, ex studente del liceo scientifico, lavora a Cordoba «Studio l’arte precolombiana e sono felice, ma quanto è stata dura la solitudine»

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D’AGULTU. Ci sono storie che hanno tanto da raccontare e insegnare. Quella di Tomaso Muzzigoni, giovane di Trinità che, dopo aver girato per mezzo mondo, si è finalmente “accasato” in Argentina dove fa l’archeologo, è proprio una di queste.

È una di quelle storie che dicono tanto del coraggio dei giovani galluresi che non vogliono arrendersi di fronte alle difficoltà del presente e che, portandosi l’isola nel cuore, attraversano mari e terre per realizzare le loro legittime ambizioni. Ex studente dello Scientifico di Tempio, titolare, con la famiglia, di una ben avviata rosticceria in paese, Tomaso si è preso il tempo necessario per decidere che cosa fare. Dopo il liceo, disertando la scelta convenzionale dell’Università, va in Scozia.

«Per 8 mesi ho vissuto a Glasgow in compagnia di un amico d'infanzia e altri cinque studenti cinesi che ci affittavano una stanza. D'inverno il sole scompariva alle tre di pomeriggio e la pioggia accompagnava senza tregua le giornate. Lavoravo in un pub senza conoscere una parola d'inglese e il mio compito era pulire tavoli, stoviglie e pavimenti. Mi pagavano 120 sterline a settimana e mi sentivo comunque un privilegiato. Durante il lungo inverno scozzese ho imparato il significato della solitudine, della nostalgia, dell'introversione, della libertà di pensiero, d'azione e di scelta. Lì incontrai il coraggio di scegliere il mio futuro accademico senza alcuna restrizione o pregiudizio».

Già, il futuro accademico, le scelte non ancora fatte e sempre più mature. Si apre così la parentesi fiorentina. Otto anni vissuti in una città da sogno, frequentando Archeologia e conseguendo, nei tempi giusti, l’agognata laurea. Massimo dei voti e una tesi sui castelli del contado. Che fare del titolo? Era la fine di un “periodo magico” ed era giunta l’ora di mettere in pratica tutto quello che aveva appreso. «E così – spiega Tomaso – mi sono sentito spesso dire le solite cose: dovevi pensarci prima; dovresti cercare una raccomandazione come fanno tutti. Quest'ultima è stata sempre la mia favorita, il perfetto riassunto del nostro Belpaese. Piuttosto avrei preferito mollare tutto, e così feci».

Fu, in effetti, ciò che fece, partecipando all’ultima annata del programma regionale Master and Back che gli consentì di perfezionare gli studi di Museologia archeologica a Leiden, l’Università olandese dove in epoche diverse avevano lasciato tracce del loro passaggio personalità come Spinoza e Einstein. Nuova destinazione, nuovi problemi: «Alle difficoltà linguistiche si aggiunsero il clima, il cibo transgenico e privo di gusto e, soprattutto, le distanze culturali con gli olandesi».

Conseguita la specializzazione, non rimaneva che oltrepassare l’ennesimo confine. Questa volta, addirittura, l’oceano. «Feci un biglietto di sola andata per Buenos Aires e, ancora una volta, mi ritrovai di fronte a una nuova città, una nuova lingua, una nuova cultura. Ci vollero appena tre mesi per imparare un livello accettabile di spagnolo. Mandai il curriculum a tutti i musei d'archeologia di cui fossi a conoscenza in Sudamerica e un giorno qualcuno rispose per un tirocinio gratuito nel Museo di Arte Precolombiana di Montevideo».

Segue il rientro in Argentina, terra di nuove rivelazioni. Tomaso, che oggi ha 32 anni, si adatta a tutto e inizia a credere di dover rinunciare ai suoi sogni. Va a vivere, con quel che resta della borsa di studio, a La Falda, un paesino in provincia di Cordoba, una località turistica incastonata tra le montagne che precedono la Precordillera delle Ande. Subentra una nuova delusione. «Il museo dove avrei dovuto svolgere l'ennesimo tirocinio soffriva di problemi economici e politici che avevano costretto alla sua chiusura». Ma è qui che conosce Sebastian Pastor, un prestigioso archeologo argentino che gli offre la possibilità di collaborare con lui per studiare, a Tama, i resti di un’arte rupestre precolombiana. Le testimonianze abbondano e prende corpo l’idea di costruire un museo circondato da un grande parco archeologico. Il progetto va avanti, e la “buena suerte” sembra essere finalmente arrivata. Ora il giovane archeologo gallurese fa il curatore delle esposizioni di Numba Charava, un museo, inaugurato due anni fa, che dista pochi chilometri da Cordoba.

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