La Nuova Sardegna

Olbia

«Oscurate il profilo Facebook della clinica»

Le donne che hanno denunciato la Michelangelo sollecitano il magistrato: «I contenuti sono lesivi»

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OLBIA. «Contenuti denigratori, diffamatori, intimidatori e minatori nei confronti delle donne che hanno sporto denuncia». Con questa motivazione al procuratore Domenico Fiordalisi ieri è arrivata la richiesta urgente di sequestro preventivo, con contestuale istanza di oscuramento, del profilo Facebook della clinica Michelangelo. La struttura sanitaria di chirurgia plastica, al Delta Center, è sotto sequestro da settimane con l'accusa di essere abusiva. La richiesta è firmata dall'avvocato Egidio Caredda, che difende le sette donne che hanno denunciato la clinica per lesioni gravissime. Tutte si erano sottoposte a interventi di mastoplastica additiva e di addominoplastica.

Sotto accusa finisce adesso la pagina della clinica, vetrina della struttura sul web da 27mila membri, ma anche luogo in cui si ritrovano le pazienti che in passato si sono rivolte con successo alla Michelangelo. In queste settimane, con centinaia di post, hanno ribadito con forza solidarietà e apprezzamento allo staff del poliambulatorio nonché il perfetto risultato ottenuto dopo l'operazione al seno. Fino a qualche giorno fa le fan si erano limitate al sostegno e agli in bocca al lupo. Dopo la partecipazione delle donne che hanno sporto denuncia contro la Michelangelo ad alcune trasmissioni Tv i toni sono cambiati. La clinica ha pubblicato anche le foto del preintervento di una delle giovani apparse a volto coperto in tv e tra i vari post sono stati fatti anche nomi e cognomi delle pazienti. Informazioni che giornali e tg, nel rispetto della privacy, avevano omesso. «Si chiedono altresì provvedimenti verso i vari utenti - si legge ancora nella richiesta di sequestro della pagina Fb - che attraverso l'utilizzo di vari profili scrivono considerazioni ingiuriose, calunniose e lesive della dignità delle vittime. È necessario intervenire subito, vista anche la divulgazione non autorizzata di fotografie delle denuncianti senza indumenti. Peraltro si tratta delle medesime foto scattate dalle persone indagate e il cui utilizzo sarebbe dovuto essere riservato solo a fini medici, per valutare il prima e il dopo l'intervento. Nella pagina Fb compare inoltre un post dell'amministratore del profilo dai contenuti minatori: “ogni giorno pubblicheremo le foto delle pazienti". Per il legale delle denuncianti, come si legge nel ricorso, «la condotta mantenuta dagli indagati della clinica è stata reiterata impunemente nei confronti delle donne già deturpate dagli interventi. L'intento diffamatorio e denigratorio è evidente quanto riprorevole moralmente e degno di censura penale perché gravemente lesivo dei diritti delle donne». (se.lu.)

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