Bollette Abbanoa, sul piede di guerra centinaia di famiglie
Una mattinata negli uffici dell’associazione consumatori Rubinetti a secco e conti salati. «È un problema sociale»
OLBIA. Centinaia di persone brancolano in una giungla di bollette astronomiche, rubinetti a secco e contatori dell’acqua presi e portati via. Basta osservare davanti alle porte dell’ufficio di Adiconsum, l’associazione promossa dalla Cisl che tutela i consumatori. In fila uomini e donne con i nervi a fior di pelle e le cartelle zeppe di documenti. Nel mirino delle loro denunce c’è Abbanoa, il gestore unico del servizio idrico in Sardegna. Tutti sostengono di avere subìto ingiustizie e trattamenti non proprio equi. Antonella Meloni, responsabile di Adiconsum per la Gallura, lo dice chiaro e tondo: «È diventato un problema sociale e la politica non può continuare a fare finta di nulla».
Conciliazioni in salita. In Gallura Adiconsum segue circa 300 casi. L’associazione svolge anche un’attività di conciliazione paritetica. Ma la situazione, sostiene Antonella Meloni, sta pian piano saltando per aria. Adiconsum accusa Abbanoa di «forzare le procedure di conciliazione» con l’obiettivo di tirare dritta per la propria strada. Per esempio, accusa il gestore idrico di convocare decine di conciliazioni nel giro di pochissimi giorni, al di là dei limiti umani, e a volte anche con una sola mezz’ora di tempo tra la prima e seconda convocazione. «Così Abbanoa non ci mette nelle condizioni di fare le conciliazioni», dice Antonella Meloni, che come tutti i conciliatori di Adiconsum è una volontaria.
Sul piede di guerra. «Abbanoa è come una seconda Equitalia, che però ti toglie il bene primario. Cioè l’acqua – attacca Antonella Meloni –. Ora la politica deve dire la sua, a cominciare dai sindaci. E i vertici di Abbanoa devono andare a casa. Siamo come in una dittatura: o si fa come dicono loro, oppure niente. Qualche giorno fa mi ha contattato una donna anziana che prende 500 euro di pensione. Ha chiesto una rateizzazione e come prima rata le hanno chiesto 800 euro».
Storie quotidiane. I casi sono tantissimi. Negli uffici di Adiconsum c’è Nicolò Flore, di Porto San Paolo, che insieme alla sua famiglia vive da luglio senza acqua. «Prima di tutto ho scoperto di dover pagare 7mila euro. Qualche mese dopo sono invece diventati 12mila – spiega –. Così in luglio ci hanno “tagliato” l’acqua. Ora ci laviamo con i bidoni o con l’acqua che gentilmente qualcuno ci passa con la pompa». In via Mosca, a Olbia, c’è un condominio in cui vivono circa 20 famiglie. Qui c’è una bolletta da 43mila euro. «E non solo per consumi non effettuati, ma anche per un periodo, il 2007-2008, in cui il condominio era disabitato», spiega Lucia Pirina, l’amministratrice. Non se la passa bene neanche Loretta Orecchioni: «L’allaccio è stato fatto nel 2011 e per tanto tempo le bollette non sono arrivate. E quando mi sono informata, ho scoperto che c’erano 9mila euro da pagare». Una storia simile a quella di Renzo Musso: «Sono arrivate tante bollette tutte insieme, per un totale di 7mila euro».
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