Baseotto, Cgil: «Non si può risparmiare sul lavoro»
Il segretario nazionale parla ai dipendenti della Clea all’indomani dell’accordo Di Lorenzo: «Nonostante gli sforzi non siamo riusciti a salvare tutti i 139 posti»
OLBIA. Nel dizionario del lavoro entra un nuovo vocabolo. Precario garantito. Serve per definire i 43 dipendenti della Clea licenziati dalla lavanderia industriale di Iervolino, ma reinseriti con contratti estivi di sei mesi. “Il lavoro al centro” è stato il tema scelto dalla Cgil per incontrare i dipendenti e i licenziati dell’azienda olbiese. Una vertenza lunga mesi che si è conclusa salvando 96 lavoratori, ma condannandone 43 al precariato. Non è un caso che questo sia stato uno dei temi della giornata organizzata dalla Cgil Gallura. Prima la distribuzione dei volantini a sostegno dell’abolizione dei voucher davanti all’As do Mar e per le vie della città. Poi l’incontro con i dipendenti ed ex della Clea alla presenza di Nino Baseotto, della segreteria nazionale della Cgil. «Da venti anni in questo paese ha preso piede la filosofia che il lavoro sia un problema, un fastidio e occorre quindi che costi sempre meno – dice Baseotto –. La conseguenza di questa politica ce l’abbiamo sotto gli occhi. L’Italia rispetto agli altri paesi europei non è ancora uscita dalla crisi e durante la crisi ha perso parecchio terreno. Negli anni, come Cgil, abbiamo cercato di difendere quello che era possibile. La vertenza Clea è l’ennesima dimostrazione della fatica che si fa a difendere i posti di lavoro. Ci hanno spiegato che in questo modo l’economia si sarebbe ripresa e sarebbe aumentata l’occupazione. Peccato non sia stato così. Per questo abbiamo deciso di agire e abbiamo presentato una proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo chiamato “Carta dei diritti universali del lavoro”. Uno strumento per determinare i diritti e le tutele di tutti i lavoratori. Solitamente il sindacato fa vertenze, non disegni di legge. Ma questa volta abbiamo fatto un qualcosa di storico, riuscendo a far inserire la discussione della nostra proposta nell’agenda del parlamento». Declina il precariato a livello territoriale la segretaria provinciale della Cgil, Luisa Di Lorenzo. «Nonostante gli sforzi non siamo riusciti a salvare tutti – afferma –. I 43 licenziati della Clea sono una ferita che indebolisce ancora di più il tessuto economico del territorio. La precarietà è sempre più diffusa anche in Gallura che vive di attività stagionali come il turismo e il commercio. Ora il fenomeno ha colpito un settore come la lavanderia che diventa stagionale nel momento in cui perde le commesse degli ospedali. Una situazione che deve far riflettere. In questo territorio i problemi di disoccupazione e precariato diventano sempre più preoccupanti». (se.lu.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
