L’orgoglio dei portuali «Torneremo grandi»
La Corridoni pronta a riprendersi il lavoro che Tirrenia ha “dirottato” all’Unimare Sostegno dalle operaie As do Mar. La storia delle quattro generazioni dei Deiana
OLBIA. Suo bisnonno Salvatore Deiana, dei Deiana con s’istivinzu Pilussi, lavorava alla compagnia portuale, suo nonno Giuseppino anche, suo padre Salvatore pure. «Sono alla quarta generazione che orgogliosamente indossa questa divisa, quasi una seconda pelle, un’istituzione per questa città ed è quello dobbiamo tornare a essere» scrive Giuseppe Deiana, 31 anni, portuale.
E in quella frase postata su Facebook c’è tutto quello che Olbia sta vivendo dopo che la Tirrenia ha letteralmente scaricato la compagnia Corridoni, togliendole i servizi di carico e scarico delle merci al porto e costringendola al primo giorno senza lavoro dal 1930: rabbia contro il monopolio dell’armatore Vincenzo Onorato, orgoglio di appartenenza a qualcosa che è più di una società, voglia di reagire per recuperare i licenziati, 17 operai su 60, e il ruolo che le spetta in banchina, da 87 anni.
Olbia che spesso è distaccata, Olbia che spesso fatica a darsi un’anima in cui tutti i suoi abitanti possano riconoscersi, attorno alla Corridoni si sta stringendo con forza, passione, orgoglio. Su Facebook, per ora, perché in quel social Piero Diana, presidente della compagnia portuale, ha denunciato pubblicamente il danno subito dalla Tirrenia. Solo per dare un’idea. Sotto quel post, spiccano i commenti di due donne, due olbiesi, due operaie della fabbrica As do Mar, quella che sta aspettando una nave carica di tonno che proprio i lavoratori della Corridoni da domani scaricheranno. «Anche mio padre era portuale, non ci sono posso credere, maledetti» scrive Maria Paola Budroni. «Anche mio padre e mio zio hanno lavorato lì come muli, per quarant’anni» aggiunge Angela Petta. È vicinanza vera, da famiglie olbiesi e famiglie olbiesi, da operai a operai.
È un blocco sociale, un’Olbia autentica, resistente, che da anni denunciava, inascoltata, i pericoli di monopolio al porto: Onorato che ha la società di gestione dell’Isola Bianca per scelta della giunta Nizzi, che ha il servizio di rimorchio e quello antincendio, che ha la proprietà della Moby e della Tirrenia e che ora ha passato il lavoro di carico e scarico all’agenzia Unimare, a lui da sempre vicina.
Quelle “denunce” finiranno all’attenzione del comitato portuale, convocato il 7aprile. Un organismo d’indirizzo, politico; un luogo in cui fare pressioni, in cui trattare, insomma.
Ieri, dopo la lettera pubblica, il presidente Diana non ha aggiunto una parola. Ha fatto capire tutto quello che serviva: che lui non hai incontrato Onorato, che forse la decisione di escliudere la Corridoni l’hanno presa i dirigenti olbiesi della Tirrenia perché infastiditi che la Corridoni facesse il servizio anche per la Grimaldi, la compagnia concorrente di Onorato, l’unica che rompe il monopolio al porto olbiese...
Diana, e con lui il gruppo dirigenti, i sindacati, aspettano ora un pronunciamento di Onorato, che in molti, su Facebook, hanno criticato per il fatto di essere cittadino onorario di Olbia, sempre per scelta di Nizzi. Informalmente, la Tirrenia ha però fatto sapere che dietro la scelta di preferire Unimare alla Corridoni non c’è altro che il libero mercato, i servizi più competitivi che la prima offrirebbe. Si vedrà. È una sfida vera, questa, in banchina: economica, politica, sociale, con la Corridoni che fa capire di volersi riprendere ciò che è suo da 87 anni, ciò che ha fatto con Olbia e per Olbia in questi lunghi anni.
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