La Nuova Sardegna

Olbia

La Settimana santa diventa evento culturale

di Dario Budroni
La Settimana santa diventa evento culturale

Il Comune ha inserito il rito nel regolamento delle manifestazioni da finanziare. Subito la promozione

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OLBIA. Il buio della notte avvolge uno dei riti più antichi della città, quando il Cristo appena deposto dalla croce attraversa i vicoli del centro storico accompagnato dalle fiaccole accese e dalle tuniche bianche dei confratelli riuniti in processione. La rappresentazione de «S’iscravamentu» è sicuramente il momento più suggestivo di tutta la settimana santa olbiese. È una antichissima cerimonia che è riuscita a resistere allo scorrere dei secoli e che adesso si prepara a ricevere una maggiore considerazione da parte delle istituzioni. Il Comune ha infatti deciso di inserire i riti della settimana santa nel regolamento delle manifestazioni culturali cittadine. Per prima cosa destinerà 2mila e 500 euro alla promozione. Poi andrà a caccia di quei fondi regionali di cui già beneficiano altre settimane sante, come per esempio quelle di Iglesias, Castelsardo e Alghero.

Patrimonio olbiese. Il fulcro della settimana santa, in città, è da sempre la chiesa primaziale di San Paolo, che da secoli sorge sul punto più alto del centro storico. «La scorsa settimana, con un voto in consiglio comunale, abbiamo istituzionalizzato e riconosciuto la settimana santa all’interno del regolamento relativo ai contributi da destinare alla cultura, come accade con San Simplicio – spiega l’assessore comunale alla Cultura, Sabrina Serra -. La settimana santa è parte integrante del patrimonio cittadino. E per questo, oltre a dare un nostro contributo, chiederemo un riconoscimento da parte della Regione».

Un rito spagnolo. «S’iscravamentu» è il rito più atteso, quello capace di generare maggiori emozioni tra i fedeli. È la rappresentazione drammatica dello “schiodamento” di Gesù Cristo dalla croce, per mano della confraternita di Santa Croce, la sera del venerdì santo. «È un rito che è parte della tradizione spagnola – spiega il parroco di San Paolo, don Gianni Satta -. Per quanto riguarda la confraternita di Santa Croce, esiste una datazione: è il 1502». Quest’anno, per la prima volta, sarà un laico a commentare in sardo i momenti della passione di Cristo. E cioè l’antropologo Bachisio Bandinu.

La chiesa di San Paolo. Il parroco don Gianni Satta ci tiene a sottolineare l’importanza che la chiesa di San Paolo ha per Olbia, fino al 1954 unica parrocchia della città, in crisi per via soprattutto dello spopolamento del centro storico. «È un patrimonio della città e ad averla sulle spalle, oggi, sono solo poche persone – spiega don Satta -. È un po’ come una madre che si è dissanguata per i suoi figli. Speriamo che i figli si ricordino di sua madre». Anche la confraternita di Santa Croce (30 persone di cui 12 donne) punta a crescere e a rinnovarsi. «Apriamo le nostre porte a nuovi confratelli e nuove consorelle», annuncia infatti il priore Paolo Budroni.

Il programma. La Settimana santa prenderà il via domenica prossima, cioè la domenica delle palme. Alle 10 la messa, alle 11.30 la benedizione di palme e ulivi. Il 13 aprile, giovedì santo, alle 18 la messa, la lavanda dei piedi e l’adorazione e alle 21 l’incontro tra la Vergine e gli strumenti della passione. Il giorno successivo alle 21 «S’iscravamentu» e la processione nel centro storico, con i canti dell’Olbia folk ensemble. Il 15 alle 23 la veglia pasquale e domenica 16, il giorno di Pasqua, alle 10 la messa e alle 11.30 la processione de «S’incontru», con l’incontro della Madonna e del Cristo risorto in piazza Regina Margherita.

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