Olbia, introiti mancati per 13 milioni: il Comune moltiplica le strisce blu
Le somme che l’ente non riesce a incassare minano i bilanci. Mancheranno poi altri 4 milioni previsti da nuovi tributi che la legge di Stabilità ha vietato
OLBIA. Crediti per 13 milioni e 390mila euro che non verranno riscossi nei prossimi tre anni. Un mare di denaro che non entra nelle casse comunali e che obbliga l’ente a tartassare i cittadini con nuove imposte o voci di entrate. L’ondata di nuove strisce blu e le polemiche intorno ai parcheggi a pagamento sono solo l’ultimo esempio. Il Comune, come tutti gli enti locali, ha bisogno di incassare.
Ma oltre i tagli dei trasferimenti statali e la stretta sui conti c’è qualcosa d’altro a giustificare l’esigenza di rimpinguare le casse comunali. Il nome è in burocratese e sostituisce la vecchia voce di bilancio dei residui attivi: si chiama Fondo sui crediti di dubbia esigibilità e riguarda tutte quelle somme che il Comune dovrebbe incassare ma non riesce a farsi pagare. Eccoci dunque ai quasi 13 milioni e mezzo di euro nel bilancio del Comune di Olbia per i prossimi tre anni, che l’ente mette in preventivo come somme che molto probabilmente non riuscirà a incassare.
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Taglio alle spese. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità rappresenta un accantonamento di risorse che gli enti devono stanziare nel bilancio di previsione al fine di limitare la capacità di spesa alle entrate effettivamente esigibili e che giungono a riscossione, garantendo in questo modo gli equilibri di bilancio. Il principio della contabilità finanziaria prevede criteri puntuali di quantificazione delle somme da accantonare, secondo un principio di progressività che - a regime - dispone che l’accantonamento sia pari alla media del non riscosso dei cinque anni precedenti. Si tratta di un mare di denaro, più o meno l’equivalente di quello che il Comune prevede di incassare nel triennio 2017-2019 con l’addizionale Irpef. La mancata riscossione di tributi e tariffe iscritti in bilancio ma non incassate blocca nei conti del Comune la cifra monstre degli oltre 13 milioni di euro, per evitare di finanziare spese reali con entrate teoriche, iscritte a bilancio ma non incassate.
Flop riscossione. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità è dunque proporzionale ai mancati introiti del Comune di Olbia negli ultimi cinque anni e rappresenta un termometro degli inceppamenti nella macchina della riscossione: da quest’anno le regole contabili chiedono di accantonare il 70% delle mancate riscossioni, fino ad arrivare al 100% nel 2019. Olbia prevede di accantonare: 3 milioni 725 mila euro nel 2017; 4 milioni 440 mila euro nel 2018 e 5 milioni 224 mila nel 2019.
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L’elenco. In cosa consistono queste mancate riscossioni? La voce cha la fa da padrona è senza dubbio quella che si riferisce a imposte, tasse e proventi assimilati, al netto di Imu, addizionale Irpef e imposta di soggiorno che non entrano nel computo. Dunque Tari e Tasi costituiscono le voci più importanti. Ma ci sono anche i mancati introiti derivanti da vendita di beni o servizi e la mancata riscossione relativa ai proventi delle sanzioni del codice della strada.
Buchi di bilancio. A questo si aggiunge un ulteriore problema: secondo quanto segnalato a fine 2016 dall’opposizione, nelle casse del Comune verrebbero a mancare 4 milioni di euro. Sono i soldi che avrebbero dovuto essere incassati con l’applicazione di nuovi tributi: 2 milioni di euro dalla Tasi, la tassa sui beni indivisibili, con i 2 milioni derivanti dall’imposta di soggiorno. Ma i nuovi balzelli non potrebbero essere applicati. Lo stabilisce la legge di Stabilità, ultimo atto del governo Renzi, che prevedeva il divieto per i comuni di aumentare la pressione fiscale.
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