La Nuova Sardegna

Olbia

Il M5stelle contro il bioimpianto: «Solo un business per il Cipnes»

di Serena Lullia
Il M5stelle contro il bioimpianto: «Solo un business per il Cipnes»

Spiritu Santu, i pentastellati contestano l’ampliamento della discarica e la nascita del nuovo impianto Ferinaio: l’investimento di 20 milioni di euro ammortizzato in 4 anni, un affare non per Murta Maria

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OLBIA. Le mascherine sul viso non sono un accessorio scenografico. Chi vive a Murta Maria sa bene cosa significa che sono irrinunciabili per respirare nel borgo. Ci sono alcuni giorni in cui un odore nauseabondo, a tratti dolciastro, si diffonde in tutta la frazione. Sale dalle narici e lo si sente anche nella bocca. Arriva dal cimitero dei rifiuti di Spiritu Santu. Una convivenza scomoda che ora il Cipnes intende ampliare, aggiungendo un secondo sgradito ospite. Un impianto di biometano. Una doppia scelta contro cui Murta Maria, sostenuta dal Movimento 5 stelle, è pronta ad alzare le barricate.

Morta Maria. Il Cipnes si prepara a ottenere il via libera all’impianto per produrre biometano. Ma i 5Stelle invitano a non confondere il suffisso bio con un intervento verde. «Oggi ci sarà la conferenza di servizi per dare il via libera definitivo al maxi impianto – dice Roberto Ferinaio, consigliere comunale pentastellato –. Il giorno successivo la frazione non si chiamerà più Murta Maria ma Morta Maria. Si tratta solo di una truffa semantica. Bio viene usato per biologico, per far credere che questo impianto farà bene alla natura. Ma qui di biologico non c’è proprio nulla. Il biogas viene prodotto con scarti di produzione che vengono sottoposti a dei processi chimici. Con il suffisso bio il Cipnes potrà però accedere agli incentivi regionali per le energie rinnovabili. Incentivi che paghiamo già tutti noi cittadini con le bollette dell’Enel».

Altro che bio. Il linguaggio della burocrazia lo chiama biodigestore anaerobico. Per dirla in modo semplice l’impianto del Cipnes è un grande stomaco che si nutre di umido e scarti di produzione. Per digerire tutto quello che ingurgita e trasformarlo in compost, mette in funzione dei processi chimici. «Il progetto del Cipnes prevede un ampliamento di nove ettari – spiega ancora Ferinaio –. Tre sono destinati all’ampliamento della discarica, il resto per il biodigestore e gli impianti di depurazione. In termini numerici verrà più che raddoppiata la presenza del percolato. Ai 10mila metri cubi attuali se ne aggiungono altri 15mila. In una situazione ambientale già altamente compromessa, in una frazione turistica che già paga un prezzo altissimo per questa presenza, questo progetto è inaccettabile. Prché oltre a raddoppiare la discarica attuale si raddoppiano i materiali inquinanti, si deteriora il territorio e la qualità della vita della gente di Murta Maria».

Pro e contro. Per il M5Stelle il biometano non è altro che un business utile solo al Cipnes. «L’investimento di 20 milioni di euro – dichiara Ferinaio – verrà ammortizzato in soli quattro anni. Eppure le alternative ci sono. Servono impianti di smaltimento adeguati, ma serve anche lungimiranza. Quando il sistema di raccolta differenziata a domicilio andrà a regime, il quantitativo di rifiuti che andrà in discarica diminuirà notevolmente e si avrà un rifiuto separato di qualità superiore. Obiettivi da cui l’impianto del biogas ci allontana sempre di più disincentivando i cittadini alla separazione sempre più attenta dei rifiuti»

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