La Nuova Sardegna

Olbia

Caccia ai tesori del Golfo sul battello “Insula felix”

di Dario Budroni
Caccia ai tesori del Golfo sul battello “Insula felix”

Non solo spiagge: l’escursione è una delle perle della rassegna “Olbia spring” Si naviga tra distese di cozze e paesaggi incantevoli sino al faro sull’isola Bocca

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OLBIA. Nel bel mezzo del golfo olbiese, dove l’acqua non supera l’ombelico, da qualche tempo succedono cose insolite. Capita che gli arsellatori, mentre raschiano il fondale con il loro rampino, vengano raggiunti da un piccolo battello. A bordo ci sono soprattutto turisti. Tirano fuori lo smartphone e immortalano l’arsellatore, che sorpreso da tanta attenzione allunga la mano per mostrare i molluschi appena raccolti con fatica. La stessa cosa succede poco più in là, dove i mitilicoltori sistemano sotto la tettoia dello stabulario i filari di cozze tirati su con la forza delle braccia. I turisti ci vanno pazzi. Anche qui sfoderano lo smartphone e conservano l’immagine dell’olbiesità nella scheda di memoria del telefono. La curiosità aumenta però verso l’uscita del golfo interno, esattamente sull’isola Bocca, dove da 130 anni svetta il faro simbolo della città. È l’ultima frontiera del turismo attivo che va oltre i canoni fissi delle spiagge con sdraio e ombrelloni.

Il battello del golfo. Il progetto è partito poco più di un anno fa. L’idea è dell’associazione culturale Insula Felix. L’obiettivo è chiaro: promuovere la riscoperta del golfo, dei suoi mestieri e delle sue tradizioni, sia tra gli olbiesi che tra i turisti. L’associazione, presieduta da Dario Maiore, organizza conferenze e incontri. Ma il piatto forte è il battello: una piccola imbarcazione che porta i visitatori alla scoperta del golfo, acquistata grazie a Giommaria Craboledda, 93 anni, conosciuto come «Monsieur Poivron», ozierese e divenuto ricco in Francia commerciando peperoni. Craboledda, ancora oggi un ottimo ciclista e con la casa a Porto Istana, nel 2015 aveva deciso di fare un regalo ad Olbia. Ed è quindi nata Insula Felix.

Un mare da scoprire. Il tour del golfo parte dal centro città, davanti all’isola di Peddone. L'altra mattina, sul battello guidato da Luciano Bisogni e Benedetto Cristo, è salito un bel gruppo di turisti composto da inglesi e francesi. L’imbarcazione è passata prima davanti al molo Brin, per ammirare Olbia dal mare, poi ha tirato dritto verso i filari di cozze impiantati lungo l’ansa sud, che a differenza di quella nord è ancora incontaminata e poco conosciuta. Dopo uno sguardo agli stabulari, l’incontro ravvicinato con due arsellatori. Il primo posizionato a pochi metri dalla linea di costa, il secondo dentro la foce del Padrongianus, il fiume che da millenni trasforma la fisionomia del golfo olbiese.

La conquista del faro. Il battello Insula Felix è stato poi ancorato nel piccolo molo dell’isola Bocca. I turisti sono scesi e si sono fiondati verso il faro. Si sono guardati attorno, hanno scattato foto e si sono anche chiesti perché la struttura si trovi in stato di abbandono, nonostante una recente operazione di pulizia. Costruito nel 1887 per segnalare l’ingresso del porto olbiese, il faro, di proprietà del demanio e ancora funzionante, è stato abitato fino a 25 anni fa dai fanalisti e dalle loro famiglie. Negli anni si sono susseguite idee e proposte di recupero, ma ogni sogno è rimasto nel cassetto. Al momento, l’unico modo per godersi l’isola Bocca è fare un tour su Insula Felix. Una crociera di un paio di ore che si conclude con un brindisi a base di buon vermentino all’ombra del faro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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