La Nuova Sardegna

Olbia

La promessa di Davigo «Entrare in politica? Mai»

di Giuseppe Pulina
La promessa di Davigo «Entrare in politica? Mai»

Folla per il convegno con l’ex magistrato di Milano protagonista di Mani Pulite «La corruzione dilaga. A scuola vidi i primi segni dell’illegalità con il capoclasse»

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TEMPIO. Se qualcuno gli chiedesse di entrare in politica, come altri magistrati, la risposta sarebbe negativa. «Perché i magistrati non sono in grado di fare politica e non dovrebbero farla mai». Parola di Piercamillo Davigo, il giudice di Cassazione, ospite ieri del Circolo “Mazzolari” per un convegno sui 25 anni di Mani pulite. Un pubblico numeroso ha risposto all’appello degli organizzatori per una lezione di storia su un capitolo ancora aperto della più recente storia nazionale fatta da chi quella storia l’ha vissuta con un ruolo da protagonista. Quanto basta per spiegare anche la presenza di tanti studenti, che, al termine della relazione iniziale, hanno rivolto domande all’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati su quella che può oggi considerarsi l’eredità di Mani pulite.

Il convegno, moderato dal segretario del Mazzolari, Paolo Sanna, ha fatto emergere un’immagine poco incoraggiante del presente. Un Davigo pessimista, ma mai arrendevole, ha messo in chiaro la persistenza di un fenomeno che continua a intaccare il sistema Italia, un Paese dove i corruttori si difendono attribuendo ad altri responsabilità proprie. «La corruzione – ha dichiarato Davigo – non viene pressoché mai denunciata». Eppure la corruzione sembra seguire i riti di sempre e attecchire più facilmente in certi ambienti che in altri. Riti e strane fisse, verrebbe da dire.

«Si pensi alle mazzette – ha detto a mo’ di battuta il magistrato – di solito sono in cifra tonda, forse per una questione di psicologia umana». La tesi di Davigo è che la democrazia sia gravemente danneggiata dalla corruzione. «È bene capire che rubare per il partito è più grave che rubare per sé stessi». Come valutare allora gli effetti della legge Severino? «La situazione è invariata. Questa legge è fumo negli occhi, anche se possiamo dire di avere almeno una sedicente legge anticorruzione». Eppure qualche proposta, per quanto drastica, Davigo la presenta. «Passerei all’impunità per chi parla e denuncia per primo. Non trascurerei poi le operazioni sotto copertura, da fare però con la necessaria cautela».

Operazioni che negli Usa sono una sorta di test sulla probità che misurano la predisposizione individuale alla corruzione. Davanti a tanti studenti non si poteva non parlare di scuola. «Siamo sicuri che questa educhi? È a scuola che ho ricevuto, da bambino, la prima percezione dell’illegalità quando il maestro affidava al capoclasse la gestione degli alunni in sua assenza. Per non finire nell’elenco dei cattivi dovevi entrare nelle sue grazie e se ti lamentavi perché le cose non sembravano giuste, diventavi una spia. È così che si veniva iniziati all’omertà». Una speranza, comunque, ci sarebbe, anche se poco allettante. «Le crisi economiche contribuiscono a modificare l’etica». Vale a dire che se proprio ci andrà bene, saremo tutti più poveri e forse un po’ più onesti.

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