Amianto killer: tre ottantenni a giudizio
I tre ex dirigenti degli enti soppressi Ersat e Esaf sono accusati di cooperazione in omicidio colposo
TEMPIO. È ripreso il processo contro tre ex vecchi funzionari delle ex aziende regionali Ersat ed Esaf (le società che gestivano dighe e impianti idrici), accusati di «cooperazione in omicidio colposo» di un operaio morto per Mesotelioma polmonare, decesso dovuto alla asbestosi, malattia da inalazione di polveri di amianto.
Il caso venne avviato nel 2008, quando Enrico Riccardo Lamon, un operaio che prestava servizio nel cento di bonifica del Liscia, morì in ospedale a Olbia per un tumore polmonare contratto sul lavoro. L’uomo, dal 1954 e sino al 1991, aveva lavorato per conto delle ex aziende regionali negli impianti della diga del Liscia dove era addetto alla posa dei tubi in eternit della rete di distribuzione dell’acqua. Un impiego che lo aveva portato a lavorare a stretto contatto con materiali ritenuti successivamente cancerogeni, che gli causarono una patologia letale, l’ asbestosi. Per quella morte, denunciata dai familiari della vittima,sono indagati i responsabili dell’epoca delle ex aziende regionali, il sorsese Antonio Pischedda di 85 anni (assistito dall’avvocato Nicola Satta, il coetaneo Antonino Gandolfi di Nuoro (difeso dagli avvocati Enrico e Saverio Gatto) e dell’ultranovantenne Marcello Santi, originario di Rosignano Marittima e residente a Quartu Sant’Elena, assistito dall’avvocato Guido Manca Bitti. Quest’ultimo deceduto in corso di causa. I tre funzionari devono rispondere di mancata segnalazione dei pericoli alla salute causati dall’amianto. Il processo è stato aggiornato al prossimo 5 giugno. (g.p.c.)
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