Furto, commessa assolta dopo 10 anni
Era stata arrestata e licenziata con l’accusa di aver rubato una borsetta all’Oviesse. Pronta la causa per la riassunzione
OLBIA. Per dieci lunghissimi anni ha incassato in silenzio l’accusa infamante di essere una ladra. E per questo era stata anche licenziata in tronco. Ieri la fine di un incubo: Antonella Deiana, olbiese 56enne, ex commessa del grande magazzino Oviesse nel corso Umberto, è stata assolta dal tribunale di Tempio. Lei nel “suo” negozio non ha mai rubato niente e non doveva essere licenziata, così è scritto nella sentenza. Adesso, assistita dal suo difensore, l’avvocato Angelo Merlini, l’ex commessa avvierà una causa per la riassunzione nel grande magazzino e per il risarcimento dei danni subito, cioè dieci anni di stipendi arretrati.
Giustizia è fatta, ma resta l’amara constatazione che al tribunale di Tempio un processo per furto può durare dieci anni, cioè un’enormità. Non a caso lo stesso tribunale annaspa negli ultimi posti delle classifiche stilate dal ministero della Giustizia. Addirittura al 130° posto su 140 nel censimento sulla giustizia civile.
La vicenda di Antonella Deiana, riportata nelle cronache giornalistiche, risale al 10 agosto del 2007. La donna, allora 46enne, era stata arrestata dai carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Olbia con l’accusa di aver rubato capi d’abbigliamento dal grande magazzino Oviesse, nel corso Umberto, dove lavorava come commessa. I militari avevano appreso che in quel periodo erano risultati ammanchi consistenti di capi di abbigliamento, senza che nel grande magazzino nulla risultasse forzato o manomesso. Per questo motivo le indagini erano orientate verso possibili dipendenti infedeli. Così quel giorno d’estate i carabinieri si erano appostati nei pressi dell’uscita secondaria di Oviesse e fermato la donna che usciva con una borsetta di modesto valore, venti euro al massimo, in vendita nel magazzino. A seguito di una perquisizione nella casa della donna era stati trovati altri capi d’abbigliamento, tutti provenienti dal grande magazzino. Con l’accusa di essere una ladra, la donna era stata arrestata e subito dopo licenziata in tronco dalla Oviesse. Da quel momento è iniziato un vero e proprio calvario giudiziario concluso: dieci anni di processo in tribunale per dimostrare che la borsetta e gli altri capi d’abbigliamento erano stati regolarmente acquistati con i bonus che l’azienda offriva ai dipendenti. Alla fine l’assoluzione.
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