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i cantieri in città

Tombe romane e mura puniche in mezzo alla rete del gas

Tombe romane e mura puniche in mezzo alla rete del gas

OLBIA. Quando in città si fa una buca per terra ci si aspetta sempre che spunti una tomba, una strada romana, una anfora ben conservata. Come è successo lo scorso ottobre, quando in via d’Annunzio,...

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OLBIA. Quando in città si fa una buca per terra ci si aspetta sempre che spunti una tomba, una strada romana, una anfora ben conservata. Come è successo lo scorso ottobre, quando in via d’Annunzio, durante i lavori per la nuova rete del gas, sono venute fuori diverse tombe romane e un tratto delle mura puniche. L’Olbia moderna è infatti costruita esattamente sopra quella antica. È anche per questo che molte tracce del passato non sono visibili: sono sottoterra e le esigenze del presente non sempre vanno d’accordo con le bellezze del passato. Ma c’è anche da dire che in città, negli anni, si è fatto davvero poco per valorizzare quello che i secoli non hanno distrutto. Ci sono addirittura siti vandalizzati o ricoperti di sterpaglie.

Il centro di Olbia. Nel 2007, davanti al municipio, è spuntata una porzione del foro romano. Tutto è stato poi seppellito: è stata salvata solo una piccola porzione della piazza, ma non c’è neanche un cartello informativo. Un grande ritrovamento è stato quello di via Regina Elena, sempre una decina di anni fa, quando gli archeologi avevano riportato alla luce un intero quartiere punico, con tanto di botteghe. Poi tutto è tornato sottoterra. Tra via Torino e via Acquedotto, invece, ci sono i resti delle mura puniche, cioè le mura costruite dai cartaginesi per circondare e difendere la città. I massi che le compongono sono pasticciati con lo spray. Manca l’illuminazione e manca anche la videosorveglianza. Poi via Canova: in mezzo all’erba ci sono i resti dell’acquedotto romano. Zero cartelli. Attorno al cimitero ottocentesco, in via Fera, il Comune un anno fa stava per realizzare un giardino, ora sono tornate le sterpaglie.

I siti esterni. Le cose vanno bene al pozzo sacro di Sa testa e all’acquedotto di Cabu Abbas, dove il verde è ben curato. Invece il castello di Pedres è sporcato dalle bombolette spray, mentre se la passa meglio la vicina tomba dei giganti di Su mont’e s’ape. Il nuraghe Riu Mulino, a Cabu Abbas, è ben tenuto ma anche qui, come in altri siti olbiesi, scarseggiano le strutture a supporto del visitatore. Poi c’è il castello di epoca bizantina di Sa Paulazza, ma non esiste neanche un sentiero per raggiungerlo. Eppure ci sono ancora i bastioni e la porta d’ingresso. Il caso più vergognoso è sicuramente il villaggio nuragico Belveghile, non lontano dalla zona industriale: nessuno l’ha mai visto perché 25 anni fa ci hanno costruito un cavalcavia sopra. (d.b.)

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