Il sindacato Fsi denuncia: pronto soccorso al collasso
Un lungo elenco di carenze: «Mole di lavoro eccessiva e personale insufficiente L’estate è ormai alle porte e il dipartimento di emergenza rischia di scoppiare»
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OLBIA. La stagione estiva è alle porte e il pronto soccorso del Giovanni Paolo II rischia il collasso. La nuova denuncia arriva dalla Fsi Gallura (Federazione sindacati indipendenti) che parla di una lunga serie di emergenze: dalla carenza di personale alla mancanza di presìdi, dalla mole di lavoro impossibile da affrontare ai rischi che corrono gli operatori durante il loro lavoro.
Personale insufficiente. La Fsi parte dai numeri. Attualmente ci sono 21 infermieri all'interno dell'unità, ma solo 16 sono turnisti (cioè coprono i tre turni). Il che vuol dire che a volte devono saltare i riposi e coprire le notti dei colleghi che non possono farle. Tra loro, inoltre, c’è un’infermiera in congedo per maternità, mai sostituita, e un altro infermiere il cui contratto scade ad agosto.
I medici. Nei giorni scorsi era stato ricordato anche il numero insufficiente di medici: al pronto soccorso sono solo 13; i cinque andati via o assenti, non sono mai stati sostituiti. Un numero ben al di sotto di quello del pronto soccorso del Brotzu (23 medici), nonostante l’ospedale cagliaritano veda diecimila pazienti in meno all’anno.
Obi. L’Osservazione breve intensiva (Obi) è dotata di due stanze, ciascuna di 4 letti, una per le donne e l’altra per gli uomini: qui i malati, sottoposti a terapie e controlli necessari in modalità d’urgenza, dovrebbero rimanere al massimo 24 ore, ma a volte vengono ospitati anche per sei giorni. Considerando che in questo momento non è previsto l’accreditamento dell’Obi, l’assistenza viene garantita dal poco personale presente in turno. Ovvero, tre soli infermieri che non possono soddisfare le esigenze di tutti i pazienti in modo adeguato.
Triage. Il compito è di smistare i pazienti in base alle patologie e alla loro gravità. Ed è in questa fase che l’infermiere deve sopportare un carico di lavoro eccessivo, unito alle continue aggressioni sia verbali che fisiche degli utenti. Il pronto soccorso del Giovanni Paolo II ha raggiunto i 40.000 accessi all’anno e il triage dovrebbe essere coperto da due unità per turno. Invece c’è un solo infermiere che deve fare tutto: valutazione infermieristica completa di un paziente, registrazione dei suoi dati personali, esecuzione dell'ecg. E poi deve registrare i pazienti in arrivo con le ambulanze, gestire quelli delle sale d'attesa, rispondere al campanello e al telefono, lasciare la postazione per richiedere ai medici di sala le varie consulenze (pediatriche e ginecologiche), e svolgere pure funzioni di segretariato. Questa è la regola, non l’eccezione.
Aggressioni. Il personale (e in particolare i triagisti) è vittima ogni giorno di continue aggressioni. L’ultima volta un infermiere è stato minacciato da un utente con una lametta. E’ per questo che dovrebbe esserci sempre (ma non c’è) un agente o una guardia fissa.
Farmaci e presìdi. Mancano farmaci, barelle, sedie, presìdi di sicurezza tra cui i guanti. E gli operatori devono lavorare in situazioni assurde.
Le richieste. La Fsi chiede l’incremento di infermieri e una guardia all'interno della postazione di triage. Ma si sollecitano spiegazioni anche sulla presenza di un “Obi fantasma”. «Insomma - chiude la Fsi Gallura - chiediamo di essere messi nelle condizioni di poter svolgere il nostro lavoro nel miglior modo possibile, per garantire i diritti dei pazienti e la nostra sicurezza». (s.p.)
Personale insufficiente. La Fsi parte dai numeri. Attualmente ci sono 21 infermieri all'interno dell'unità, ma solo 16 sono turnisti (cioè coprono i tre turni). Il che vuol dire che a volte devono saltare i riposi e coprire le notti dei colleghi che non possono farle. Tra loro, inoltre, c’è un’infermiera in congedo per maternità, mai sostituita, e un altro infermiere il cui contratto scade ad agosto.
I medici. Nei giorni scorsi era stato ricordato anche il numero insufficiente di medici: al pronto soccorso sono solo 13; i cinque andati via o assenti, non sono mai stati sostituiti. Un numero ben al di sotto di quello del pronto soccorso del Brotzu (23 medici), nonostante l’ospedale cagliaritano veda diecimila pazienti in meno all’anno.
Obi. L’Osservazione breve intensiva (Obi) è dotata di due stanze, ciascuna di 4 letti, una per le donne e l’altra per gli uomini: qui i malati, sottoposti a terapie e controlli necessari in modalità d’urgenza, dovrebbero rimanere al massimo 24 ore, ma a volte vengono ospitati anche per sei giorni. Considerando che in questo momento non è previsto l’accreditamento dell’Obi, l’assistenza viene garantita dal poco personale presente in turno. Ovvero, tre soli infermieri che non possono soddisfare le esigenze di tutti i pazienti in modo adeguato.
Triage. Il compito è di smistare i pazienti in base alle patologie e alla loro gravità. Ed è in questa fase che l’infermiere deve sopportare un carico di lavoro eccessivo, unito alle continue aggressioni sia verbali che fisiche degli utenti. Il pronto soccorso del Giovanni Paolo II ha raggiunto i 40.000 accessi all’anno e il triage dovrebbe essere coperto da due unità per turno. Invece c’è un solo infermiere che deve fare tutto: valutazione infermieristica completa di un paziente, registrazione dei suoi dati personali, esecuzione dell'ecg. E poi deve registrare i pazienti in arrivo con le ambulanze, gestire quelli delle sale d'attesa, rispondere al campanello e al telefono, lasciare la postazione per richiedere ai medici di sala le varie consulenze (pediatriche e ginecologiche), e svolgere pure funzioni di segretariato. Questa è la regola, non l’eccezione.
Aggressioni. Il personale (e in particolare i triagisti) è vittima ogni giorno di continue aggressioni. L’ultima volta un infermiere è stato minacciato da un utente con una lametta. E’ per questo che dovrebbe esserci sempre (ma non c’è) un agente o una guardia fissa.
Farmaci e presìdi. Mancano farmaci, barelle, sedie, presìdi di sicurezza tra cui i guanti. E gli operatori devono lavorare in situazioni assurde.
Le richieste. La Fsi chiede l’incremento di infermieri e una guardia all'interno della postazione di triage. Ma si sollecitano spiegazioni anche sulla presenza di un “Obi fantasma”. «Insomma - chiude la Fsi Gallura - chiediamo di essere messi nelle condizioni di poter svolgere il nostro lavoro nel miglior modo possibile, per garantire i diritti dei pazienti e la nostra sicurezza». (s.p.)
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