Suicida dopo una settimana in cella
di Tiziana Simula
Giovanni Cherchi era stato arrestato per tentato omicidio dopo l’accoltellamento allo Snack bar di via Fausto Noce
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OLBIA. Non sopportava il peso del carcere e ieri mattina si è tolto la vita nella sua cella, a Bancali, dove era stato trasferito da qualche giorno. Giovanni Cherchi, 43enne residente a Olbia, era stato arrestato la scorsa settimana con l’accusa di tentato omicidio dopo una lite finita a coltellate in un bar di via Fausto Noce. Dal carcere di Nuchis era stato trasferito da qualche giorno a Bancali senza che nessuno sapesse niente, né i suoi familiari e né gli avvocati difensori. Duramente provato, ieri mattina ha deciso di chiudere i conti con la vita. Il suo corpo è stato scoperto al momento della sveglia dai compagni di cella che subito hanno dato l’allarme.
Giovanni Cherchi era stato arrestato martedì scorso insieme al fratello Nicola. I carabinieri li avevano subito individuati dopo una violenta lite dentro lo Snack bar di via Fausto Noce conclusa con l’accoltellamento del proprietario del locale, Federico Porcu. Il gip del tribunale di Tempio aveva convalidato il fermo e disposto la scarcerazione di Nicola Cherchi. Per il fratello Giovanni, su cui evidentemente pesava il carico maggiore di responsabilità, il magistrato aveva invece deciso la custodia cautelare in carcere.
I due fratelli Cherchi erano ben noti alle forze dell’ordine. Nicola nel 1995, giovanissimo, mise a segno con un complice una rapina finita nel sangue nei confronti di Peppino Uda, un commerciante originario di Silanus ucciso dietro il bancone del suo negozietto di generi alimentari con due colpi di fucile. Giovanni, sempre negli anni Novanta, era rimasto anche lui coinvolto in inchieste per rapina e con quell’accusa era anche finito in carcere. I processi però avevano dimostrato il contrario e Cherchi era stato assolto da tutte le accuse.
Ieri la notizia del suicidio in cella è stata diffusa e commentata dal segretario generale aggiunto del sindacato Osapp, Domenico Nicotra, che ha attaccato la direzione del carcere di Bancali. «È inaccettabile – ha detto Nicotra – che simili criticità possano accadere in strutture nuove come quella di Sassari, in cui l'amministrazione penitenziaria ha investito molto in termini di risorse finanziarie, ma forse è arrivato il momento di investire sui quadri dirigenziali e direttivi». «Per questo motivo – conclude Nicotra – facciamo appello al provveditore e al capo del Dipartimento perché valutino l'avvicendamento del direttore e del comandante del reparto». (m.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Giovanni Cherchi era stato arrestato martedì scorso insieme al fratello Nicola. I carabinieri li avevano subito individuati dopo una violenta lite dentro lo Snack bar di via Fausto Noce conclusa con l’accoltellamento del proprietario del locale, Federico Porcu. Il gip del tribunale di Tempio aveva convalidato il fermo e disposto la scarcerazione di Nicola Cherchi. Per il fratello Giovanni, su cui evidentemente pesava il carico maggiore di responsabilità, il magistrato aveva invece deciso la custodia cautelare in carcere.
I due fratelli Cherchi erano ben noti alle forze dell’ordine. Nicola nel 1995, giovanissimo, mise a segno con un complice una rapina finita nel sangue nei confronti di Peppino Uda, un commerciante originario di Silanus ucciso dietro il bancone del suo negozietto di generi alimentari con due colpi di fucile. Giovanni, sempre negli anni Novanta, era rimasto anche lui coinvolto in inchieste per rapina e con quell’accusa era anche finito in carcere. I processi però avevano dimostrato il contrario e Cherchi era stato assolto da tutte le accuse.
Ieri la notizia del suicidio in cella è stata diffusa e commentata dal segretario generale aggiunto del sindacato Osapp, Domenico Nicotra, che ha attaccato la direzione del carcere di Bancali. «È inaccettabile – ha detto Nicotra – che simili criticità possano accadere in strutture nuove come quella di Sassari, in cui l'amministrazione penitenziaria ha investito molto in termini di risorse finanziarie, ma forse è arrivato il momento di investire sui quadri dirigenziali e direttivi». «Per questo motivo – conclude Nicotra – facciamo appello al provveditore e al capo del Dipartimento perché valutino l'avvicendamento del direttore e del comandante del reparto». (m.b.)
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