Dalle fonti classiche alla Riforma agraria
Una storia che comincia nell’antichità, con tanti interventi per migliorare le coltivazioni e la qualità
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OLBIA. Le prime tracce degli ulivi e della lavorazione delle olive in Sardegna si hanno nelle fonti classiche, che attribuiscono l'introduzione della coltivazione all’eroe Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, genero di Cadmo, il fondatore di Tebe. A quanto si narra, fu questo semi-dio pastore, istruito dalle ninfe, il primo a praticare l'agricoltura in Sardegna e, in particolare, a inventare la tecnica per l'estrazione dell'olio di oliva. Una storia costellata da numerosi interventi, in tutte le epoche . Durante il regno sabaudo si cercò di incrementare la coltura dell’olivo e nel 1773 il Re di Sardegna, Carlo Emanuele, inviò, a spese della Real Casa, «sei onegliesi ben esperti nell’innesto e nella coltura degli olivi», mentre il re Vittorio Emanuele nel 1806 emanò un editto recante «diverse provvidenze dirette a promuovere la piantagione degli oliveti e l’innesto degli olivastri». Più di recente, impulsi allo sviluppo dell’olivicoltura si devono anche all’attenzione di Antonio Segni, divenuto presidente della Repubblica, attraverso la “Riforma agraria” attuata dall’Etfas. Per chi volesse approfondire è indispensabile la lettura del volume pubblicato online da Laore e dedicato all’olio extravergine della Sardegna.
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