La Nuova Sardegna

Olbia

L’ex Provincia dice sì all’hotel del Mater 

di Giandomenico Mele
L’ex Provincia dice sì all’hotel del Mater 

Parere ambientale favorevole alla variante che dà l’ok a 240mila nuovi metri cubi nell’area per le famiglie dei malati

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OLBIA. Se il Mater Olbia segue le procedure di accreditamento e fa passi avanti nel suo percorso sanitario, anche il Mater Olbia 2 non perde terreno, anzi ne acquista. La parte urbanistica del progetto che vedrà sorgere il grande ospedale privato della Qatar Foundation of Endowment incassa un nuovo parere favorevole da parte della ex Provincia di Olbia-Tempio, ora Zona omogenea.
Nei giorni scorsi è arrivato il parere ambientale positivo relativo alla variante al Programma di fabbricazione del Comune di Olbia in località “Tanca Lissia”, da zona E1 a zona AH1. Si tratta della procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica), alla quale il progetto per l’albergo che, con altre strutture annesse, dovrà ospitare i familiari dei pazienti ricoverati al Mater Olbia, è stato sottoposto dagli uffici del settore Sviluppo e Ambiente della provincia di Sassari, con il contributo dell’Agenzia regionale del distretto idrografico della Sardegna.
Il progetto. Il Consiglio comunale aveva già dato il via libera all’ampliamento della struttura ospedaliera a Tanca Lissia. Su 32 ettari di estensione, verranno realizzati 240mila nuovi metri cubi. Maggioranza e opposizione avevano trovato l’accordo. Dal punto di vista tecnico era stata approvata la variante al Piano di fabbricazione già adottata nel gennaio 2015, che trasforma 32 ettari intorno al Mater Olbia da zona agricola a zona per servizi ospedalieri. Contestualmente l’aula aveva approvato anche il piano di lottizzazione.
I nuovi volumi verranno spalmati a est dell’attuale ospedale. Diventeranno un hotel per accogliere i familiari dei pazienti, che si svilupperà su 32 mila metri quadrati; un centro riabilitativo per 7.200 metri quadrati, con annessi campi di calcio; laboratori medici e di ricerca per 15.600 metri quadrati e la foresteria medica per una superficie di 3.200 metri quadrati. Per un totale di 58 mila metri quadrati e 240mila metri cubi
Elisuperficie. .Nel dare il via libera ambientale al progetto, tuttavia, gli uffici della Provincia di Sassari hanno specificato alcune prescrizioni che dovranno essere rispettate. Iniziando dal verificare nella successiva procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) il corretto posizionamento dell’elisuperficie sia rispetto alle aree seminaturali individuate dal Ppr (Piano paesaggistico regionale), sia per l’estrema vicinanza della stessa a un’area di notevole interesse faunistico, con conseguente disturbo per la fauna selvatica con rumore e vento generato dai rotori. In caso di sovrapposizione o eccessiva vicinanza, si chiede di spostare verso sud l’area occupata dall’elisuperficie o da qualsiasi altra struttura prevista in progetto e ricadente all'interno di quest'area seminaturale particolarmente vulnerabile.
Habitat naturale. In sede di Via le prescrizioni imporranno anche di verificare gli effetti che la realizzazione degli interventi potranno generare nei confronti degli habitat e delle specie della vicina Zps (Zona a protezione speciale), denominata “Isole del Nord Est tra Capo Ceraso e lo stagno di San Teodoro”, attraverso uno studio di incidenza ambientale da sottoporre all’esame del competente Servizio regionale di valutazione ambientale (Sva).
A salvaguardia dell’habitat naturale sono state disposte anche le azioni di tutela e conservazione della fascia di vegetazione spontanea esistente nella porzione nord del lotto, che ha dimostrato “di costituire sito valido di rifugio e riproduzione per la fauna selvatica che gravita nell’area attorno al fiume Padrongianus”. La conservazione della fascia di vegetazione, secondo le prescrizioni contenute nella Vas, consentirebbe inoltre di contenere parzialmente l’impatto visivo legato alla realizzazione dei nuovi edifici; oltre a conservare la fascia di vegetazione che, a seguito della realizzazione delle opere previste, assumerebbe l’ulteriore ruolo di area tampone tra l’ambiente caratteristico della piana alluvionale del Rio Padrongianus e quello antropizzato originatosi a seguito degli interventi oggetto della variante.

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