Olbia, ritardi sul piano Mancini: Nizzi querela Grassi
Il sindaco replica alle accuse del presidente di Italia Sicura sul programma della mitigazione del rischio idrogeologico: ci hanno tolto la delega e i soldi
OLBIA. Accuse infondate, dice il sindasco Nizzi. «Farneticazioni», appensatisce. Non le ha mandate giù le dichiarazioni di Mauro Grassi, presidente di Italia Sicura, pronunciate lunedì in un convegno a Cagliari. «Colpa mia se il Piano Mancini è fermo?». La risposta è netta: «Non esisterò un solo minuto, come sindaco e come cittadino, a presentare una denuncia per diffamazione nei confronti di questo signore, già assessore comunale a Livorno, «che parla nei convegno con tecnici e funzionari, senza neppure invitare le amministrazioni locali, nel caso specifico la nostra, giacché lanciava accuse sul tema del rischio idrogeologico». Il presidente dell’unità di missione voluta da Palazzo Chigi è stato netto: ci sono i progetti, ci sono i finanziamenti e ci sono le approvazioni, ha detto in sostanza. Sottolineando: se però tutto è fermo, la colpa è del sindaco Nizzi, che non era d’accordo sulla progettazione.
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Attacco politico. Il sindaco ha letto il resoconto delle dichiarazioni al pomeriggio sulla “Nuova”. Alle 17 ha convocato una conferenza stampa e ha replicato con una mitragliata di controaccuse: «Noi siamo tranquilli, abbiamo fatto tutto in trasparenza. Forse abbiamo toccato l’interesse di qualche predestinato? Perché oggi arriva questo che ha tutta l’aria di essere un attacco politico?». Quindi la decisione di denunciare il presidente Grassi.
Il verdetto del Tar. Le risposte di Nizzi cominciano in realtà con le domande. «Perché se tutto è fatto, se tutto è pronto, i progetti non partono? Perché i lavori non iniziano?». Settimo Nizzi chiede e il sindaco risponde. «La risposta la dà la stessa Regione. Perché il 5 aprile 2017 l’assessore alla Difesa dell’Ambiente concede una proroga di 6 mesi per poter acquisire dati geologici da indagini sul campo e di approfondire l’analisi sulla documentazione progettuale, in modo da poter avviare la procedura della Valutazione d’impatto ambientale».
Nizzi respinge nettamente anche l’osservazione sulla sconfitta inflitta al suo ricorso dal Tribunale amministrativo regionale. «Non abbiamo perso un bel niente – replica il sindaco –: il contrasto non era sulla determinazione del rischio idrogeologico oppure no. Il tema della nostra oposizione era la destinazione dei nostri dipendenti, che la Regione si è presa quando ha revocato unilateralmente l’accordo, togliendoci la competenza».
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La compatibilità. La questione centrale resta nelle procedure di realizzazione del progetto, ossia del Piano Mancini. «Come mai – incalza Nizzi – sino a oggi non è stato approvato il progetto di compatibilità idraulica? Si possono costruire opere idrauliche in una città senza sapere nel dettaglio quale sarà il loro impatto? La verità è che senza lo studio di compatibilità, il progetto definitivo non può avere il via libera». E rilancia sui progettisti la genesi dei dubbi. «A oggi non è affatto comprovata la funzionalità, l’efficienza del Piano Mancini. Lo ammettono gli stessi progettisti nelle carte del piano». Queste perplessità il sindaco le aveva manifestate nero su bianco in una missiva alla Regione, il 13 marzo scorso: «Guardate che nei progetti ci sono dubbi, fatte le verifiche di compatibilità», aveva avvertito. Orientamento che del resto, nell’interpretazione di Nizzi, lo stesso assessore dei Lavori pubblici Paolo Maninchedda, aveva condiviso quando il 27 settembre del 2016 rispose affermativamente al sindaco che chiedeva di presentare un’alternativa progettuale al Piano Mancini.
I ponti. Insomma, «accuse immotivate, gravi, lanciate in un convegno, ignorando la norma e le decisioni». Da qui l’inevitabile decisione di querelare il presidente di Italia Sicura, in tempi rapidi, con la decisione sancita attraverso una delibera della giunta. Nell’attesa dell’atto ufficiale amministrativo, il sindaco ricorda che al Comune di Olbia venne ritirata la delega in materia di rischio idrogeologico dallo stesso Maninchedda, il 16 ottobre del 2016. «Togliendoci anche i soldi». Così i 32 milioni iniziali sono stati ridotti a meno della metà. «Intanto siamo ancora in questa situazione con il primo ponte. Ce ne sono 57 in città da rifare».
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