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Olbia

Condannata l’impiegata infedele  Risarcirà il Comune di S. Antonio 

Condannata l’impiegata infedele  Risarcirà il Comune di S. Antonio 

Il gip del tribunale ha condannato l’ex dirigente del settore finanziario a 2 anni e 8 mesi di reclusione È accusata di aver prelevato 36mila euro dai conti correnti dell’amministrazione locale

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SANT’ANTONIO DI GALLURA. Il gip del tribunale di Tempio ha inflitto, ieri mattina, due anni e otto mesi di reclusione ad Anna Piccinnu, l’impiegata infedele del Comune di Sant’Antonio di Gallura, ritenuta colpevole di peculato e falso in atti pubblici. La donna, nel quadriennio che va dal 2012 al 2016 aveva prelevato indebitamente 36 mila euro dalle casse del comune di Sant’Antonio di Gallura, ente del quale era funzionaria e tesoriera. Anna Piccinnu, 55 anni, che dirigeva con scrupolo, professionalità ed esperienza il settore finanziario del centro gallurese, venne messa sotto inchiesta per una serie di ammanchi che vennero denunciati dall’amministrazione comunale alla magistratura. Al termine dell’inchiesta che aveva portato agli arresti domiciliari l’impiegata, il difensore della donna aveva chiesto e ottenuto un rito abbreviato al gip Alessandro Di Giacomo, il quale ieri mattina ha chiuso il caso giudiziario condannando la donna alla pena detentiva, al pagamento delle spese processuali, al risarcimento dei danni economici subiti dalla parte civile – l’amministrazione comunale si era costituita in udienza, con l’avvocato Fabio Varone, contro la ex funzionaria – e al pagamento di una provvisionale di 18mila euro a favore del Comune di Sant’Antonio Di Gallura.

Per la ex funzionaria il pubblico ministero Mario Leo aveva chiesto 4 anni di reclusione, pena che il giudice delle indagini preliminari ha ridotto per la scelta del rito alternativo indicato dalla donna. L’indagine che portò la donna agli arresti domiciliari venne avviata alla fine del 2015 dopo che alcuni dipendenti del comune rilevarono delle anomalie nel bilancio del piccolo comune. L’amministrazione comunale, dopo una indagine interna, indicò la funzionaria (sospesa dal servizio) quale responsabile degli ammanchi nelle casse le casse comunali. Stando alle perizie tecniche disposte dalla magistratura sulle scritture contabili del Comune le donna, per diversi anni, avrebbe modificato le sue buste paga incrementandole di diversi euro ogni mese, falsificando inoltre alcuni mandati di pagamento che avrebbe incassato presso l’istituto di credito al quale è affidata la tesoreria comunale. Alla funzionaria infedele è stato contestato un danno erariale di oltre 36 mila euro, somme che avrebbe indebitamente percepito nel corso degli anni grazie alla sua posizione apicale e al suo ruolo all’interno degli uffici amministrativi del piccolo comune gallurese. Nel luglio del 2016 scattò l’arresto e la notizia si diffuse nel piccolo centro gallurese, dove la funzionaria prestava servizio da decenni ed era risultata sempre corretta e irreprensibile. Fu un fulmine a ciel sereno, dunque, il provvedimento restrittivo che porto la donna per diversi mesi agli arresti domiciliari. (g.p.c.)

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