Sultan Khan: «Soltanto equivoci»
Il processo alla cellula olbiese di Al Qaeda, il commerciante pakistano si difende
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SASSARI. La lotta tra bande di filo talebani scatenata dall’utilizzo dei droni americani sul territorio Pakistani, appoggiata dal governo, alla base delle azioni terroristiche di Al Qaeda ideate in Italia. Questa, stando alla ricostruzione del capo della Digos Mario Carta, la genesi della terrificante esplosione del 28 ottobre 2009 nel mercato cittadino “Meena Bazar”di Peshawar (Pakistan) che provocò la morte di oltre 100 persone, tra le quali una ventina di bambini. Una bomba per mostrare la potenza del gruppo capitanato da Sultan Wali Khan al governo pakistano, che proprio quel giorno riceveva la visita dell’allora sottosegretario di Stato americano Hillary Clinton. «Una ricostruzione basata sull’equivoco» ha ribadito dalle sbarre Sultan Wali Khan, 41 anni, il capo della comunità pakistana di Olbia. «Erano conversazioni con i miei familiari, nulla a che vedere con quella strage. Come si trattava di stizzose reazioni alla notizia che la mia famiglia in Pakistan venne sottoposta a perquisizione perché due nostri ex soci in affari avevano denunciato la presenza di armi ed esplosivo in casa. Parlavo di vendetta da parte loro, non da parte nostra», ha detto Sultan Wali Khan. Il processo proseguirà ad oltranza il 19, 20 e 21 giugno prossimo. (g.p.c.)
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