La Nuova Sardegna

Olbia

«Collette per finanziare attentati» 

di Giampiero Cocco
«Collette per finanziare attentati» 

Il dirigente della Digos depone al processo contro la presunta cellula di Al Qaeda

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BANCALI. I finanziamenti alle scuole coraniche dell’Afghanistan e del Pakistan arrivavano dalle collette tra i “fedeli” organizzate nelle varie nazioni europee. Per l’Italia questo compito lo aveva l’imam di Bergamo Hafiz Muhammad Zulkifal, il quale, nella sua veste di imam e formatore coranico (qa-ri) dei centri di preghiera dislocati tra Bergamo e Brescia, provvedeva alla «propaganda religiosa di stampo radicale volta all’indottrinamento dei fedeli, anche destinati al martirio (sathi)», ha ricordato ieri il capo della Digos di Sassari Mario Carta. Il quale, da tre udienze, prosegue nella meticolosa ricostruzione delle indagini portate aventi dal suo ufficio e coordinate dalla direzione distrettuale antiterrorismo di Cagliari raccontando ai giudici della Corte d’assise di Sassari, nell’aula bunker derl carcere di Bancali, come si arrivò all’arresto dei tredici presunti terroristi. «Un fattivo contributo per reperire le risorse finanziarie per l’azione armata, attuata prevalentemente attraverso periodiche raccolte di fondi organizzate dagli altri associati Sultan Wali Khan e Niaz Mir, presso le comunità pakistano e afgane del nord Sardegna del Lazio e delle Marche». Una raccolta di fondi che ufficialmente era rivolta a scopi umanitari, ma in realtà destinate «quantomeno in parte, al finanziamento dell’attività terroristica». La “hawala” il sistema di rimesse occulte gestito da Ridi Yahya Khan (un’altro degli indagati), venne alla luce con il ritrovamento, all’aeroporto di Fiumicino di 55 mila euro in contanti che Zahir Ahmad (un corriere pakistano) stava provvedendo a trasferire, su indicazione di Sultan Wali Khan e il supporto logistico Imitias Khan, Sher Khan, , Alì Zubair Alì e Muhammad Siddique 55.262 destinati, stando alle accuse, a finanziare una azione terroristica in Pakistan. L’uomo venne fermato ai varchi doganali dell’aeroporto di Fiumicino il 26 agosto del 2009, mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto ad Islamabad. I soldi vennero messi sotto sequestro. Stando a Sultan Khan quella somma serviva alla sua famiglia per acquisti in Patria. Il processo prosegue.

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