Concessi 150 ettari agli allevatori di cozze
di Dario Budroni
Il via libera della Regione atteso da anni. Le produzioni da 35mila a 70mila quintali, l’occupazione da 90 a 200 lavoratori
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OLBIA. La soddisfazione si taglia a fette. Il mondo della mitilicoltura può finalmente festeggiare alla luce del sole. La notizia dell’ottenimento di 150 ettari di nuove concessioni era già circolata una decina di giorni fa. Ieri mattina è arrivata l’ufficialità. Il presidente del Consorzio dei molluschicoltori, Mauro Monaco, e l’assessore regionale all’Agricoltura, l’olbiese Pierluigi Caria, hanno srotolato il progetto e hanno illustrato nei dettagli cosa accadrà nel golfo olbiese nel giro di pochi anni. Si tratta di una rivoluzione, di quelle capaci di generare nuove ricchezze e cambiare il volto a un importante e pregiato pezzo di storia cittadina. Giusto per capire: i lavoratori impiegati in mare passeranno da 90 a 200 e la produzione di cozze crescerà da 35mila a 70mila quintali. Poi, tra le altre cose in programma, ci sono il rilancio dell’ostricoltura e anche il marketing territoriale, per promuovere, insieme ai frutti del golfo, anche l’immagine di Olbia.
Nastri di partenza. Erano 20 anni che i mitilicoltori olbiesi attendevano le nuove concessioni, nonostante pagassero ugualmente i canoni. Adesso la giungla è finita: le concessioni sono arrivate, dureranno 15 anni, e le cooperative potranno operare non più su 60 ettari ma su 150, sempre nella zona compresa tra l’Isola Bianca e la canaletta del golfo, più una piccola porzione davanti al Lido del Sole. Essere legittimati, e avere tutte le carte in regola, significa innanzitutto poter programmare nuovi investimenti e guardare al futuro con più serenità. I lavoratori del golfo lo faranno insieme e non in ordine sparso, visto che da qualche anno le 18 coop impiegate nel settore sono tutte riunite sotto la bandiera del Consorzio dei molluschicoltori di Olbia. Insieme potranno espandere gli impianti esistenti, crearne di nuovi e rilanciare anche altri tipi di colture oltre a quella delle cozze.
La nuova mitilicoltura. Il presente dice questo: 90 lavoratori totali, 4 centri di depurazione e spedizione, 30-35mila quintali di produzione annuale di cozze, 6 milioni di euro di fatturato globale. Il programma di sviluppo, all’indomani della concessione di 150 ettari di specchi acquei, dice invece questo: sino a 200 lavoratori tra fissi e stagionali in 5 anni, una produzione annuale di 60-70mila quintali, autosufficienza per quanto riguarda il novellame, raddoppio del fatturato globale nel giro di 5 anni. Tra gli obiettivi del Consorzio ci sono anche l’ottenimento entro il 2018 del marchio «Igp cozza di Olbia», la ricerca di nuovi mercati nazionali e internazionali, lo studio di nuove strategie di comunicazione e di marketing territoriale, la partecipazione ai bandi europei del Feamp e le attività di ricerca e sviluppo in collaborazione con le università.
Non solo cozze. Il golfo olbiese ha mille potenzialità e per questo il Consorzio non si fossilizzerà soltanto sulle cozze. Sempre grazie alle nuove concessioni, uno degli obiettivi del 2017 è per esempio la classificazione delle acque già concesse per la raccolta dai banchi naturali di arselle, tartufi, cannolicchi e bocconi, con il conseguente avviamento dell’attività di raccolta. Nel mirino anche l’estensione alla sponda nord delle acque già concesse per l’attività di ostricoltura, che un giorno potrebbe portare a una produzione massima di 6mila quintali.
Nastri di partenza. Erano 20 anni che i mitilicoltori olbiesi attendevano le nuove concessioni, nonostante pagassero ugualmente i canoni. Adesso la giungla è finita: le concessioni sono arrivate, dureranno 15 anni, e le cooperative potranno operare non più su 60 ettari ma su 150, sempre nella zona compresa tra l’Isola Bianca e la canaletta del golfo, più una piccola porzione davanti al Lido del Sole. Essere legittimati, e avere tutte le carte in regola, significa innanzitutto poter programmare nuovi investimenti e guardare al futuro con più serenità. I lavoratori del golfo lo faranno insieme e non in ordine sparso, visto che da qualche anno le 18 coop impiegate nel settore sono tutte riunite sotto la bandiera del Consorzio dei molluschicoltori di Olbia. Insieme potranno espandere gli impianti esistenti, crearne di nuovi e rilanciare anche altri tipi di colture oltre a quella delle cozze.
La nuova mitilicoltura. Il presente dice questo: 90 lavoratori totali, 4 centri di depurazione e spedizione, 30-35mila quintali di produzione annuale di cozze, 6 milioni di euro di fatturato globale. Il programma di sviluppo, all’indomani della concessione di 150 ettari di specchi acquei, dice invece questo: sino a 200 lavoratori tra fissi e stagionali in 5 anni, una produzione annuale di 60-70mila quintali, autosufficienza per quanto riguarda il novellame, raddoppio del fatturato globale nel giro di 5 anni. Tra gli obiettivi del Consorzio ci sono anche l’ottenimento entro il 2018 del marchio «Igp cozza di Olbia», la ricerca di nuovi mercati nazionali e internazionali, lo studio di nuove strategie di comunicazione e di marketing territoriale, la partecipazione ai bandi europei del Feamp e le attività di ricerca e sviluppo in collaborazione con le università.
Non solo cozze. Il golfo olbiese ha mille potenzialità e per questo il Consorzio non si fossilizzerà soltanto sulle cozze. Sempre grazie alle nuove concessioni, uno degli obiettivi del 2017 è per esempio la classificazione delle acque già concesse per la raccolta dai banchi naturali di arselle, tartufi, cannolicchi e bocconi, con il conseguente avviamento dell’attività di raccolta. Nel mirino anche l’estensione alla sponda nord delle acque già concesse per l’attività di ostricoltura, che un giorno potrebbe portare a una produzione massima di 6mila quintali.
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