Siccità, le campagne sono in ginocchio
di Tiziana Simula
Grido d’allarme degli imprenditori agricoli: «Situazione drammatica, servono gli aiuti»
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OLBIA. Non piove da febbraio, già da maggio il termometro schizzava come se fosse luglio e in questi giorni il sole picchia come non mai. Le campagne sono aride e gli animali in sofferenza: il caldo ha seccato le sementi. Prati e pascoli somigliano a deserti e gli imprenditori agricoli sono costretti ad acquistare mangime e foraggi all’esterno per integrare la produzione aziendale per sfamare mucche e pecore. «Una siccità così neppure i nostri anziani se la ricordano – dicono esasperati un gruppo di allevatori olbiesi, con aziende zootecniche a Spiegana, Raica e Micaleddu, nell’agro delle città – Eppure, nonostante questa emergenza, non è stato chiesto lo stato di calamità naturale. Olbia non vive di solo turismo, ci sono oltre 700 aziende agricole. Viviamo una situazione drammatica, un aiuto economico ci avrebbe dato una boccata d’ossigeno». Un grido d’allarme più che una protesta, la loro. «Chiediamo alle associazioni di categoria che ci rappresentano di attivarsi al più presto insieme al Comune, così come hanno fatto all’indomani delle grandinate quando fu chiesto lo stato di calamità naturale. Le campagne sono in ginocchio. Un altro anno così, e molte aziende moriranno», dicono Fabio Isoni e Antonello Satta che due giorni fa hanno incontrato il sindaco Settimo Nizzi a cui hanno spiegato la crisi che tormenta le campagne.
Massimo Mura ha seminato un ettaro di prato stabile nella sua tenuta, a Spiegana, dove alleva 25 bovini da carne. Si è seccato tutto. «Sto tentando di fare un’altra semina. Sono costretto ad acquistare il fieno nonostante abbia 50 ettari di superficie coltivabile: prima riuscivo a produrre 300 balloni di fieno, quest’anno a malappena 80». Ancche Loredana Isoni alleva bovini a Spiegana. «Ho piantato erbai e foraggio per le mucche, niente da fare... Una balletta di paglia costa più di sei euro, prezzi inaccessibili. Non possiamo sostenere questi costi a fronte di una produzione di latte dimezzata: sono passata da due mungiture a una. Mai successo». Perché se gli animali non mangiano adeguatamente, la produzione del latte cala e ne risente la qualità della carne da macellare. Un danno pesante per gli imprenditori agricoli, costretti a comprare i mangimi a fronte di un calo di produzione e sostenendo nel contempo le stesse spese previdenziali, «tra l’altro, in aumento ogni anno», rimarca Loredana Isoni. «Da tre ettari di terreno coltivato con orzo e avena per i maiali, ho ricavato giusto un paio di sacchi di mangime», aggiunge Gavino Desteghene. «Il caldo sta facendo seccare anche i laghetti e le sorgenti, per la mia azienda l’unico approvvigionamento idrico», prosegue Antonello Satta.
Piergiorgio Mele si occupa insieme all’anziano padre di 800 pecore. Vende agnelli e latte. Ma la produzione del latte quest’anno è calata del 50 %. «Oltre ad avere la metà della produzione, ogni litro di latte ci viene pagato la metà rispetto agli altri anni: 50 centesimi contro 1 euro, 1.20 di prima», incalza l’imprenditore. «Se ci sono le condizioni per poter presentare in Regione la delibera, lo faremo senz’altro. Solo ieri mi è stata presentata la gravità del problema da due imprenditori», chiarisce Nizzi. Ma la Regione non è stata con le mani in mano. L’assessore all’agricoltura Pierluigi Caria fa sapere di aver presentato, prima regione d’Italia, la delibera al ministero per il riconoscimento di stato di calamità naturale per tutta la regione. Quindi, Olbia compresa.
Massimo Mura ha seminato un ettaro di prato stabile nella sua tenuta, a Spiegana, dove alleva 25 bovini da carne. Si è seccato tutto. «Sto tentando di fare un’altra semina. Sono costretto ad acquistare il fieno nonostante abbia 50 ettari di superficie coltivabile: prima riuscivo a produrre 300 balloni di fieno, quest’anno a malappena 80». Ancche Loredana Isoni alleva bovini a Spiegana. «Ho piantato erbai e foraggio per le mucche, niente da fare... Una balletta di paglia costa più di sei euro, prezzi inaccessibili. Non possiamo sostenere questi costi a fronte di una produzione di latte dimezzata: sono passata da due mungiture a una. Mai successo». Perché se gli animali non mangiano adeguatamente, la produzione del latte cala e ne risente la qualità della carne da macellare. Un danno pesante per gli imprenditori agricoli, costretti a comprare i mangimi a fronte di un calo di produzione e sostenendo nel contempo le stesse spese previdenziali, «tra l’altro, in aumento ogni anno», rimarca Loredana Isoni. «Da tre ettari di terreno coltivato con orzo e avena per i maiali, ho ricavato giusto un paio di sacchi di mangime», aggiunge Gavino Desteghene. «Il caldo sta facendo seccare anche i laghetti e le sorgenti, per la mia azienda l’unico approvvigionamento idrico», prosegue Antonello Satta.
Piergiorgio Mele si occupa insieme all’anziano padre di 800 pecore. Vende agnelli e latte. Ma la produzione del latte quest’anno è calata del 50 %. «Oltre ad avere la metà della produzione, ogni litro di latte ci viene pagato la metà rispetto agli altri anni: 50 centesimi contro 1 euro, 1.20 di prima», incalza l’imprenditore. «Se ci sono le condizioni per poter presentare in Regione la delibera, lo faremo senz’altro. Solo ieri mi è stata presentata la gravità del problema da due imprenditori», chiarisce Nizzi. Ma la Regione non è stata con le mani in mano. L’assessore all’agricoltura Pierluigi Caria fa sapere di aver presentato, prima regione d’Italia, la delibera al ministero per il riconoscimento di stato di calamità naturale per tutta la regione. Quindi, Olbia compresa.
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