La Nuova Sardegna

Olbia

La prima coop della pesca è tra le più longeve d’Italia

di Dario Budroni
La prima coop della pesca è tra le più longeve d’Italia

Era nata nel 1948 per non subire i prezzi del pesce e metteva insieme 25 soci Sopravvive grazie a 6 fondatori, tutti in pensione, e vende sul mercato di Cagliari

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OLBIA. Le pareti sono impregnate di storia olbiese. Le vaschette di polistirolo, le scaglie di ghiaccio e il pesce appena sbrigliato dalle reti sono il pane quotidiano di un pezzo di olbiesità che non vuole tramontare. Qui dentro c’è passata gente che ha dato la vita per il mare. Pescatori con le mani tozze e ruvide e la pelle del volto indurita dal sole. In via Nuoro, appena dietro via Redipuglia, nel cuore del rione di Sa Rughe, resiste ancora la Cooperativa Olbiense dei pescatori. Esiste dal lontano 1948. L’avevano fondata quando Olbia non si chiamava più Terranova da soli nove anni. Era il punto di riferimento di decine di pescatori che avevano deciso di riunirsi in una cooperativa per essere più forti sul mercato. Pian piano i tempi sono cambiati, però la Cooperativa Olbiense è ancora lì, con meno soci ma con lo stesso amore per il mare.

Pescatori uniti di Olbia. La coop, 69 anni fa, era stata fondata con uno scopo ben preciso: unire i pescatori di Olbia per diventare più forti, per avere voce in capitolo, per non farsi imporre i prezzi del pescato. La forma di governo è sempre stata l’autogestione. In alcuni periodi il numero dei soci poteva raggiungere anche quota 25. Invece adesso i pescatori della coop sono sei. La prima sede si trovava in via Regina Elena, la seconda in via Corridoni e l’ultima, dagli anni Settanta, nella vicinissima via Nuoro, a Sa Rughe, che è appunto il rione dei pescatori che dà sui vecchi pontili di legno del lungomare.

La coop che resiste. I soci di oggi sono tutti pensionati, tranne uno. «Con le nostre pensioni non si va molto lontano, quindi continuiamo a pescare – spiega il presidente, Giovanni Carta -. Comunque la nostra è l’unica cooperativa che è sempre esistita, qui ci sono passate tutte le famiglie di Olbia». Ancora oggi i pescatori lavorano dalla notte al mattino. Escono quando è buio pesto e tornano quando il sole è già alto. E utilizzano quasi esclusivamente il chiattino, come si faceva una volta. «Beh, è l’unica barca che ti permette di andare dove vuoi» dice il presidente Carta. Poi c’è il record. «La nostra è la terza cooperativa di pescatori più longeva d’Italia» dice con orgoglio il vicepresidente Angelo Puddu, che nella vita ha fatto anche il dj.

Racconti dal golfo. I pescatori della coop sanno bene di trovarsi in un luogo più unico che raro. «Il golfo olbiese è una miniera, non esiste al mondo un porto naturale di questo tipo – dice Giovanni Carta –. Il nostro golfo è ricchissimo perché il pesce si trova dappertutto, dalle zone più interne a quelle più esterne». Oggi i pescatori utilizzano le reti. «Un tempo, quando ancora si poteva, pescavamo anche con la fiocina – aggiunge Angelo Puddu –. La gente, comunque, il pesce preso con la fiocina lo preferiva. Perché in quel modo era sicuro che fosse pescato e non allevato». I pescatori olbiesi si muovono soprattutto dentro il golfo, ma spesso le battute possono diventare anche molto più lunghe. In particolare in passato c’era chi si allontanava da Olbia di diverse decine di chilometri. Fino a non troppi anni fa, invece, con le reti si pescava anche nello specchio di mare racchiuso nel muro della peschiera, tra Mogadiscio e Poltu Quadu.

Pesce pescato. È un paradosso: sono pochissimi gli olbiesi che mangiano le orate, le spigole, i muggini e le sogliole della Cooperativa Olbiense. Il grosso del pescato, messo insieme dai pescatori dopo le uscite notturne, va infatti al mercato generale di Cagliari. «Qui si è più abituati al pesce allevato – spiega Giovanni Carta –. Invece il nostro è pescato, quando arriva qui è ancora vivo. Qualcuno viene a comprarlo da noi, ma la maggior parte del prodotto va dritta al mercato di Cagliari».

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