Sorelle, maturande, divise dalle tesine
I lavori delle Filigheddu allo Scientifico. Un 100 e lode per una studentessa che ha “criticato” Battiato
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TEMPIO. Sono state forse le ultime, perché probabilmente dal prossimo anno scolastico non ci saranno più. L’ultimo esame di Stato, quello che in Gallura la quasi totalità degli studenti ha portato a termine con risultati più o meno brillanti, potrà venire ricordato per avere dato l’estremo saluto alle tesine, ideate e introdotte nel 1999 dall’allora ministro della Pubblica istruzione, Luigi Berlinguer, per valorizzare la creatività e l’originalità degli interessi personali degli studenti, ma soprattutto per dare loro la possibilità di rompere il ghiaccio e iniziare nel migliore dei modi il colloquio.
Dal 2018 il surrogato della vecchia tesina sarà il rapporto sull’alternanza scuola/lavoro. Vale a dire che, di fronte alla commissione, lo studente dovrà “rendicontare” su quanto ha fatto negli ultimi tre anni con stage e percorsi formativi. Per sapere se potrà essere una buona alternativa alla tesina bisognerà attendere i primi riscontri. Per ora si sa che gli studenti hanno spesso fatto un buon uso della tesina. I più creativi sono riusciti a mettere in luce la loro originalità, e i più bravi hanno spesso dimostrato di essere brillanti anche in ambiti che vanno oltre i classici programmi scolastici. Lo si è visto quest’anno con le scelte davvero originali fatte da molti studenti.
Al “Dettori”, ad esempio, una delle studentesse più preparate della scuola (Laura Pirrigheddu, V A Linguistico) si è servita della tesina per valorizzare la sua grande passione per la musica, raccontando attraverso un percorso pluridisciplinare “La cura” di Franco Battiato. Non solo l’ha raccontata, individuando i tanti significati filosofici e letterari del testo, ma l’ha anche cantata in quattro lingue. Voto finale: 100 e lode.
Creatività e originalità non sono mancate a due studentesse dello Scientifico, le sorelle Cristina e Martina Filigheddu, frequentanti due diverse classi. La prima ha presentato alla commissione un’accattivante ricognizione sul successo della letteratura cannibale in Italia, da Pier Vittorio Tondelli a Enrico Brizzi; la seconda ha, invece, costruito un tragitto tematico servendosi del cappello come pretesto simbolico per raccontare che cosa è passato nella testa di tanti illustri personaggi: Charlot, ad esempio, che non faceva mai a meno della sua famigerata bombetta o il “Che”, sempre raffigurato con l’immancabile basco del rivoluzionario sognatore. I commissari hanno potuto leggere anche tesine sperimentali su artisti contemporanei (Marco Lodola e Lovecraft, fra i tanti) o su temi degni di un convegno accademico come la famiglia, il sacro e la morte. (g.pu.)
Dal 2018 il surrogato della vecchia tesina sarà il rapporto sull’alternanza scuola/lavoro. Vale a dire che, di fronte alla commissione, lo studente dovrà “rendicontare” su quanto ha fatto negli ultimi tre anni con stage e percorsi formativi. Per sapere se potrà essere una buona alternativa alla tesina bisognerà attendere i primi riscontri. Per ora si sa che gli studenti hanno spesso fatto un buon uso della tesina. I più creativi sono riusciti a mettere in luce la loro originalità, e i più bravi hanno spesso dimostrato di essere brillanti anche in ambiti che vanno oltre i classici programmi scolastici. Lo si è visto quest’anno con le scelte davvero originali fatte da molti studenti.
Al “Dettori”, ad esempio, una delle studentesse più preparate della scuola (Laura Pirrigheddu, V A Linguistico) si è servita della tesina per valorizzare la sua grande passione per la musica, raccontando attraverso un percorso pluridisciplinare “La cura” di Franco Battiato. Non solo l’ha raccontata, individuando i tanti significati filosofici e letterari del testo, ma l’ha anche cantata in quattro lingue. Voto finale: 100 e lode.
Creatività e originalità non sono mancate a due studentesse dello Scientifico, le sorelle Cristina e Martina Filigheddu, frequentanti due diverse classi. La prima ha presentato alla commissione un’accattivante ricognizione sul successo della letteratura cannibale in Italia, da Pier Vittorio Tondelli a Enrico Brizzi; la seconda ha, invece, costruito un tragitto tematico servendosi del cappello come pretesto simbolico per raccontare che cosa è passato nella testa di tanti illustri personaggi: Charlot, ad esempio, che non faceva mai a meno della sua famigerata bombetta o il “Che”, sempre raffigurato con l’immancabile basco del rivoluzionario sognatore. I commissari hanno potuto leggere anche tesine sperimentali su artisti contemporanei (Marco Lodola e Lovecraft, fra i tanti) o su temi degni di un convegno accademico come la famiglia, il sacro e la morte. (g.pu.)
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