Il sindacato Cobas: al pronto soccorso servono assunzioni
OLBIA. Lo stato di emergenza continua al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II è una palla al piede che la sanità in Gallura si trascina da lungo tempo, senza soluzione. È un problema di...
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OLBIA. Lo stato di emergenza continua al pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II è una palla al piede che la sanità in Gallura si trascina da lungo tempo, senza soluzione. È un problema di organici ridotti all’osso, così che d’estate non si riesce a far fronte alla doamnda di assistenza che aumenta in modo esponenziale con l’arrivo dei turisti. «Il problema della carenza di personale – dice Sisinnio Bitti, rappresentante del sindacato Cobas – è cronico, come dimostrano le liste d’attesa per tutta una serie di esami, anche urgenti. Negli anni passati, infatti, la Asl si inventava periodicamente le famose “prestazioni aggiuntive” che richiedevano che il personale esistente lavorasse oltre l’orario normale di lavoro, per ridurre appunto le liste d’attesa, cosa che avveniva soprattutto per gli interventi chirurgici. Ma dopo un po’ quelle liste d’attesa si rigonfiavano senza aver mai risolto il problema alla base, tramite l’assunzione di nuovo personale per ogni settore specifico».
Da ex infermiere di anestesia e rianimazione proprio al Giovanni Paolo II di Olbia, Sisinnio Bitti conosce bene il funzionamento della sanità olbiese. Così conosce bene, per esperienza personale che in servizio al pronto soccorso dovrebbe esserci il doppio del personale medico e infermieristico attualmente impegnato (che lavora tanto e in condizioni difficili).
«Come rappresentante del sindacato Cobas faccio alcune proposte specifiche – dice ancora Bitti – innanzitutto, l’assunzione di tutto il personale tramite concorso pubblico e l’eliminazione delle assunzioni tramite intermediari esterni, come ad esempio le agenzie interinali. Quindi l’abolizione della figura dei manager superpagati, spesso per arrecare danno alla sanità pubblica. Quindi l’abolizione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico alla sanità privata, il cui unico scopo è ottenere profitto a spese della sanità pubblica, come sta accadendo con il nuovo ospedale Mater Olbia, mentre quest’ultima continua a subite tagli indiscriminati con la chiusura di settori importanti per la salute dei cittadini, come ad esempio i punti nascita, cosyringendo spesso le donne a fare diversi chilometri per partorire. Infine, l’abolizione del numero chiuso dalle università per l’accesso alle professioni sanitarie».
Da ex infermiere di anestesia e rianimazione proprio al Giovanni Paolo II di Olbia, Sisinnio Bitti conosce bene il funzionamento della sanità olbiese. Così conosce bene, per esperienza personale che in servizio al pronto soccorso dovrebbe esserci il doppio del personale medico e infermieristico attualmente impegnato (che lavora tanto e in condizioni difficili).
«Come rappresentante del sindacato Cobas faccio alcune proposte specifiche – dice ancora Bitti – innanzitutto, l’assunzione di tutto il personale tramite concorso pubblico e l’eliminazione delle assunzioni tramite intermediari esterni, come ad esempio le agenzie interinali. Quindi l’abolizione della figura dei manager superpagati, spesso per arrecare danno alla sanità pubblica. Quindi l’abolizione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico alla sanità privata, il cui unico scopo è ottenere profitto a spese della sanità pubblica, come sta accadendo con il nuovo ospedale Mater Olbia, mentre quest’ultima continua a subite tagli indiscriminati con la chiusura di settori importanti per la salute dei cittadini, come ad esempio i punti nascita, cosyringendo spesso le donne a fare diversi chilometri per partorire. Infine, l’abolizione del numero chiuso dalle università per l’accesso alle professioni sanitarie».
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