il caso
Dieci giorni per un intervento
Una donna vittima di una frattura denuncia e chiede il risarcimento
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OLBIA. La figlia di una donna romagnola di 72 anni, che da anni vive in Gallura, ha presentato alla Assl di Olbia un reclamo e la richiesta di risarcimento danni per avere lasciato, sostiene, la madre dolorante e traumatizzata da sola per oltre sei ore in una stanza dell'ospedale Giovanni Paolo II.
«Denuncio un caso di malasanità – racconta –, perché ha anche dovuto aspettare dieci giorni prima di essere operata al braccio fratturato». L'odissea della paziente nel racconto della figlia che lavora come stagionale in un ristorante. «Sto facendo i salti mortali per accudire mia mamma oltre a mio figlio di 8 anni – spiega –. Mi alzo alle 5 per raggiungere l'ospedale in cui è ricoverata e percorrere ad agosto la trafficata strada Santa Teresa-Olbia è un'impresa».
Lucia, nome di fantasia dell'anziana, il 9 agosto alle 10.30 cade in casa procurandosi una frattura scomposta a un braccio. Alle 12.30 giunge in ambulanza al pronto soccorso. Il suo numero di visita è il 46. «Insieme ad altri pazienti è in attesa su un lettino – racconta la figlia -. Alle 16 dopo una radiografica e sempre col braccio dolorante viene lasciata in uno studio medico del pronto soccorso con la porta chiusa. Nonostante le urla e i pianti la porta rimane sempre chiusa. Mamma è stordita, gambe e schiena sono doloranti per il trauma subito, non riesce a scendere dal lettino. Il cellulare è nella sua borsa sopra la scrivania dello studio, lo sente squillare ma non può rispondere. Alle 21.30 si presenta un infermiere, chiede a mia madre il motivo della sua presenza e le somministra un antidolorifico, il primo dal suo arrivo in ospedale. Le dice che deve aspettare ancora un'altra ora l'arrivo dell'ortopedico». Alle 22.30 le viene diagnostica la frattura scomposta dell'omero, serve un intervento chirurgico. «Ma non potranno effettuarlo il giorno seguente perché spiegano che non c'è urgenza, viene messa in lista d'attesa. A mezzanotte e mezzo mia madre viene ricoverata in Ortopedia. Il 17 agosto alle 15 è sdraiata sul lettino che la porterà in sala operatoria ma alle 16 un paramedico comunica che l'operazione è annullata per mancanza di sangue. Ho chiesto se era possibile trasferirla in altro ospedale limitrofo. Mi hanno risposto che a Tempio il reparto è chiuso per manutenzione e che a Sassari c'è una lista di attesa di almeno 15 persone. Ieri, finalmente è stata operata» (w.b.)
«Denuncio un caso di malasanità – racconta –, perché ha anche dovuto aspettare dieci giorni prima di essere operata al braccio fratturato». L'odissea della paziente nel racconto della figlia che lavora come stagionale in un ristorante. «Sto facendo i salti mortali per accudire mia mamma oltre a mio figlio di 8 anni – spiega –. Mi alzo alle 5 per raggiungere l'ospedale in cui è ricoverata e percorrere ad agosto la trafficata strada Santa Teresa-Olbia è un'impresa».
Lucia, nome di fantasia dell'anziana, il 9 agosto alle 10.30 cade in casa procurandosi una frattura scomposta a un braccio. Alle 12.30 giunge in ambulanza al pronto soccorso. Il suo numero di visita è il 46. «Insieme ad altri pazienti è in attesa su un lettino – racconta la figlia -. Alle 16 dopo una radiografica e sempre col braccio dolorante viene lasciata in uno studio medico del pronto soccorso con la porta chiusa. Nonostante le urla e i pianti la porta rimane sempre chiusa. Mamma è stordita, gambe e schiena sono doloranti per il trauma subito, non riesce a scendere dal lettino. Il cellulare è nella sua borsa sopra la scrivania dello studio, lo sente squillare ma non può rispondere. Alle 21.30 si presenta un infermiere, chiede a mia madre il motivo della sua presenza e le somministra un antidolorifico, il primo dal suo arrivo in ospedale. Le dice che deve aspettare ancora un'altra ora l'arrivo dell'ortopedico». Alle 22.30 le viene diagnostica la frattura scomposta dell'omero, serve un intervento chirurgico. «Ma non potranno effettuarlo il giorno seguente perché spiegano che non c'è urgenza, viene messa in lista d'attesa. A mezzanotte e mezzo mia madre viene ricoverata in Ortopedia. Il 17 agosto alle 15 è sdraiata sul lettino che la porterà in sala operatoria ma alle 16 un paramedico comunica che l'operazione è annullata per mancanza di sangue. Ho chiesto se era possibile trasferirla in altro ospedale limitrofo. Mi hanno risposto che a Tempio il reparto è chiuso per manutenzione e che a Sassari c'è una lista di attesa di almeno 15 persone. Ieri, finalmente è stata operata» (w.b.)
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