Il sindaco e un dirigente a giudizio per Pittulongu
di Giampiero Cocco
Settimo Nizzi e il funzionario Tino Azzena accusati di abusi edilizi in aree protette Il caso giudiziario nato dopo l’intervento di scavo nell’area umida del litorale
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OLBIA. Il sindaco di Olbia Settimo Nizzi e il dirigente del settore urbanistico Costantino Azzena sono stati citati a giudizio diretto per abusi edilizi in aree protette. Il processo penale contro il primo cittadino di Olbia e il funzionario comunale è stato fissato al 6 febbraio 2018 davanti al giudice unico di Tempio. Lo ha deciso il sostituto procuratore della Repubblica Ginevra Grilletti, con l’approvazione del capo della Procura Domenico Fiordalisi, nel chiudere, lo scorso mese di giugno, il procedimento penale avviato alla fine dello scorso anno su segnalazione degli agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione Sarda. Il caso è relativo ai contestatissimi parcheggi nell’area di Pittulongu, dove un braccio di ferro tra l’amministrazione comunale e i proprietari starebbe per risolversi con un esproprio dei terreni in contestazione per pubblica utilità.
Settimo Nizzi e Tino Azzena, assistiti dai penalisti sassaresi Sergio Milia e Pietro Diaz, dovranno difendersi dall’accusa di aver «realizzato, senza permesso di costruire, supportato da uno studio di fattibilità idraulica e in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, alcune are destinate a parcheggi realizando, ex novo, mediante opere di livellamento di terreno e posa di tubolari per la regimazione delle acque meteoriche, nelle aree retrostanti via Tramontana e la spiaggia di Pittulongu, ricadenti in zone di ingteresse naturale HN (come dal piano di fabbricazione) individuata e classificata dal Pai come H14, ovvero con pericolosità idrogeologica elevata». Ai due è stata anche contestata una contravvenzione per «aver eseguito, i lavori edilizi in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza della prescritta autorizzazione». Il caso giudiziario, aperto dalla Procura gallurese nel gennaio scorso, quando le ruspe comunali erano intervenute sul litorale di Pittulongu, era già stato portato a conoscenza del sindaco, il quale ebbe a dichiarare, quando venne raggiunto dall’avviso di garanzia, che era «sereno, rimango convinto del mio chiaro e legale comportamento. Da sempre, convinto osservatore delle leggi dello Stato e delle sue istituzioni, nutro assoluta fiducia - aveva sottolineato in dichiarazioni pubbliche Settimo Nizzi – nei magistrati del Tribunale di Tempio, certo di provare la correttezza del mio comportamento». Stando all’indagine chiusa con la citazione diretta a giudizio le ruspe comunali avrebbero spianato delle aree delicate dal punto di vista ambientale, senza autorizzazioni. Settimo Nizzi dichiarò al nostro giornale di «ricordare bene la strumentalizzazione fatta in occasione di quei lavori – affermò il primo cittadino – nel tentativo di esacerbare i toni politici. Una situazione che ha scatenato anche delle incomprensioni. Io sono dell’idea che quei lavori dovessero essere fatti e così abbiamo fatto, realizzando delle aree di sosta a servizio dei frequentatori della spiaggia, residenti e turisti, e per garantire una fruizione in sicurezza di Pittulongu».
Il primo cittadino si appellò anche «alla legge regionale che autorizza interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria anche nelle aree ad alto rischio idraulico». La magistratura ha invece una diversa opinione sulle opere realizzate.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Settimo Nizzi e Tino Azzena, assistiti dai penalisti sassaresi Sergio Milia e Pietro Diaz, dovranno difendersi dall’accusa di aver «realizzato, senza permesso di costruire, supportato da uno studio di fattibilità idraulica e in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, alcune are destinate a parcheggi realizando, ex novo, mediante opere di livellamento di terreno e posa di tubolari per la regimazione delle acque meteoriche, nelle aree retrostanti via Tramontana e la spiaggia di Pittulongu, ricadenti in zone di ingteresse naturale HN (come dal piano di fabbricazione) individuata e classificata dal Pai come H14, ovvero con pericolosità idrogeologica elevata». Ai due è stata anche contestata una contravvenzione per «aver eseguito, i lavori edilizi in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza della prescritta autorizzazione». Il caso giudiziario, aperto dalla Procura gallurese nel gennaio scorso, quando le ruspe comunali erano intervenute sul litorale di Pittulongu, era già stato portato a conoscenza del sindaco, il quale ebbe a dichiarare, quando venne raggiunto dall’avviso di garanzia, che era «sereno, rimango convinto del mio chiaro e legale comportamento. Da sempre, convinto osservatore delle leggi dello Stato e delle sue istituzioni, nutro assoluta fiducia - aveva sottolineato in dichiarazioni pubbliche Settimo Nizzi – nei magistrati del Tribunale di Tempio, certo di provare la correttezza del mio comportamento». Stando all’indagine chiusa con la citazione diretta a giudizio le ruspe comunali avrebbero spianato delle aree delicate dal punto di vista ambientale, senza autorizzazioni. Settimo Nizzi dichiarò al nostro giornale di «ricordare bene la strumentalizzazione fatta in occasione di quei lavori – affermò il primo cittadino – nel tentativo di esacerbare i toni politici. Una situazione che ha scatenato anche delle incomprensioni. Io sono dell’idea che quei lavori dovessero essere fatti e così abbiamo fatto, realizzando delle aree di sosta a servizio dei frequentatori della spiaggia, residenti e turisti, e per garantire una fruizione in sicurezza di Pittulongu».
Il primo cittadino si appellò anche «alla legge regionale che autorizza interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria anche nelle aree ad alto rischio idraulico». La magistratura ha invece una diversa opinione sulle opere realizzate.
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