Terapia del dolore è chiusa: proteste di pazienti e famiglie
di Angelo Mavuli
Otto mesi di disagi a causa della soppressione del servizio Lamentele per la necessità di trasferirsi al Businco a Cagliari
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TEMPIO. L’inattività del servizio di Terapia del dolore nell’ospedale Paolo Dettori, che si prolunga ormai da otto mesi, sta suscitando una serie di proteste, ogni giorno più veementi, dei pazienti e dei loro familiari costretti anche a “dolorosissimi” viaggi al Businco di Cagliari, che è stato designato alla fine del 2016 dalla riorganizzazione sanitaria del dolore come unico hub regionale che cancellava di fatto la struttura semplice del Paolo Dettori. La “riorganizzazione” prevedeva una rete territoriale diffusa con un primo livello di assistenza in capo ai medici di medicina generale e un secondo livello negli ambulatori di Terapia del dolore di Olbia, La Maddalena e Tempio, gestiti da anestesisti. Il provvedimento per i pazienti del Servizio tempiese - non ambulatorio - di fatto fu distruttivo. In seguito a quella decisione, Nella Manconi - medico anestesista, ideatrice di fatto del servizio di Terapia del dolore di cui era la responsabile - si collocò in pensione dopo 33 anni di servizio. «Oggi - dicono i pazienti - il servizio di fatto non esiste e non è più possibile a Tempio fissare un appuntamento o una visita. Nel migliore dei casi, con circospezione, al Paolo Dettori ci consigliano di recarci altrove. Una autentica vergogna della quale però la stessa politica, forse più preoccupata di apparire che di essere, si è disinteressata».
Alcuni mesi fa, l’inattività e l’inefficienza del servizio erano balzati all’attenzione dell’opinione pubblica, scatenando una marea di commenti negativi, dopo che i parenti di un anziano paziente gallurese di 81 anni erano stati costretti, con disagi, sofferenze ed aggravio di spese, a trasportarlo al Businco di Cagliari in seguito alla sequenza di dinieghi giunti dall’Asl di Olbia per una visita. Il paziente qualche anno prima era stato sottoposto a Tempio ad un riuscitissimo intervento chirurgico di Nella Manconi per l’impianto di uno stimolatore del midollo spinale che gli consentiva di alzarsi dal letto e muoversi, nella sua casa, in autonomia.
In quella occasione dopo la notizia del viaggio a Cagliari, oltre l’Asl, che replicava che tutto era nella norma, erano intervenuti scandalizzati il sindaco Biancareddu, il medico Giorgio Chiarelli (delegato Cgil–medici) e, per la prima volta, la stessa dottoressa Nella Manconi, referente regionale della Federdolore-Sicd, che a chiare lettere svelava di «essersi collocata in pensione per protesta, dopo il rifiuto dell’azienda a fornirle gli stimolatori midollari e i presidi per le radio frequenze».
Alcuni mesi fa, l’inattività e l’inefficienza del servizio erano balzati all’attenzione dell’opinione pubblica, scatenando una marea di commenti negativi, dopo che i parenti di un anziano paziente gallurese di 81 anni erano stati costretti, con disagi, sofferenze ed aggravio di spese, a trasportarlo al Businco di Cagliari in seguito alla sequenza di dinieghi giunti dall’Asl di Olbia per una visita. Il paziente qualche anno prima era stato sottoposto a Tempio ad un riuscitissimo intervento chirurgico di Nella Manconi per l’impianto di uno stimolatore del midollo spinale che gli consentiva di alzarsi dal letto e muoversi, nella sua casa, in autonomia.
In quella occasione dopo la notizia del viaggio a Cagliari, oltre l’Asl, che replicava che tutto era nella norma, erano intervenuti scandalizzati il sindaco Biancareddu, il medico Giorgio Chiarelli (delegato Cgil–medici) e, per la prima volta, la stessa dottoressa Nella Manconi, referente regionale della Federdolore-Sicd, che a chiare lettere svelava di «essersi collocata in pensione per protesta, dopo il rifiuto dell’azienda a fornirle gli stimolatori midollari e i presidi per le radio frequenze».
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