La Nuova Sardegna

Olbia

Dopo il furto nella chiesa una messa per perdonare i ladri

Il parroco don Nino Carta e il vice don Stefano Nieddu
◗
Il parroco don Nino Carta e il vice don Stefano Nieddu

Buddusò, nei giorni scorsi colpo nella parrocchia di Santa Reparata dopo la festa Rubati dalla cassaforte settemila euro. L’appello della comunità letto dall’altare 

3 MINUTI DI LETTURA





BUDDUSÒ. Non accenna a placarsi l'indignazione e la rabbia dei cittadini per il furto sacrilego delle offerte nella chiesa di Santa Reparata, la settimana scorsa. Colpo messo a segno dai soliti ignoti che potrebbero avere le ore contate visto che i cittadini mal sopportano un affronto di questo tipo.

I fatti. Il giorno dopo la grande festa nella chiesa, i ladri avevano sfondato la porta e prelevato la cassaforte che conteneva tutte le offerte dei fedeli. Da un raffronto con gli anni precedenti, si ipotizza, visto che nessuno poteva sapere quanto denaro contenesse, che la somma si potesse aggirare sui 7mila euro. Lunedì scorso, nella stessa chiesa campestre è stata celebrata dai due sacerdoti del paese, il parroco, don Nino Carta e il suo vice don Stefano Nieddu, una messa "per tendere la mano a loro (i ladri) per dire, noi vi perdoniamo". Grande partecipazione da parte non solo dei buddusoini ma anche della comunità di Osidda. Presente anche il sindaco Giovanni Antonio Satta, che ha espresso in più occasioni tutto il suo rammarico per quanto successo e annunciando che il Comune si costituirà parte civile per il danno di immagine subìto da Buddusò.

[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:site:1.15856336:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.15856336:1653428588/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Nel corso della celebrazione è stata data lettura della risposta della comunità al sacrilegio compiuto a Santa Reparata. «A distanza di una settimana ci ritroviamo ad invocare con profonda fede Santa Reparata, ma con animi ben diversi di quelli che ci hanno condotto qui il giorno della festa. Oggi come comunità non possiamo che urlare tutta la nostra rabbia e indignazione per un atto sacrilego e meschino che ha gettato nel disonore e nella vergogna una comunità onesta e laboriosa come quella di Buddusò. La verità – continua – è che gli artefici di tale vile gesto non solo non si sono fermati a non rispettare il settimo comandamento che ci chiede di non rubare, ma addirittura hanno violato la casa di Dio che è anche la nostra e la loro casa. Ciò che maggiormente ci rattrista è che all'interno della cassaforte non c'erano solo dei soldi che alla fine hanno un valore effimero, ma il sacrificio di molti, le privazioni di altri, i gesti di affetto e di amore di migliaia di persone che in cuor loro intendevano ringraziare la santa e il buon Dio».

In quella cassaforte «erano custoditi, la nostra speranza, la nostra fede, le radici, il nostro amore e il bisogno di comunione fraterna». Quindi parole di speranza. «Nessun giudizio, condanna, vendetta, odio: tutt'altro, la nostra presenza vuole essere una finestra da cui fare uscire sentimenti di misericordia di preghiera, accoglienza, amore e dialogo che vanno ben oltre la misura umana, perché questi nostri fratelli che si sono macchiati di un cosi grande peccato, non avessero tanto bisogno di quei soldi quanto dell'amore di Dio e del nostro».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative