Edicola sfrattata: scade l’ultimatum
di Tiziana Simula
La famiglia Ambrosino deve smantellare dopo la proroga concessa dal Comune. La titolare: «Ma noi non ci muoviamo»
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OLBIA. Irremovibile. Questa volta per l’edicola della famiglia Ambrosino, non ci saranno altre proroghe. Il chiosco di via Principe Umberto non sarà graziato di nuovo: il sindaco era stato chiaro a giugno, quando erano state fermate le ruspe già pronte ad entrare in azione. L’ultimatum scade oggi. «Margherì, svuota l’edicola. Oggi deve chiudere», ha detto ieri mattina Settimo Nizzi a Margherita Spano, vedova di Ginetto, il decano degli edicolanti, che ogni giorno dà una mano alla figlia Paola, titolare dell’attività. «Non ci vuole concedere altre proroghe. Mamma è andata a parlarci: niente da fare – dice disperata Paola – Noi non ci muoviamo da qui, oggi. Non possiamo fare diversamente, non ho alternative: non posso permettermi di non lavorare per mesi. Per aprire un chiosco nuovo ci vuole tempo. Io tutti i passi che dovevo fare, li ho fatti. Sono bloccata per una questione burocratica».
Dalla finestrella dell’edicola colorata di rosa per il Giro d’Italia, sommersa da riviste e quotidiani, Paola Ambrosino racconta ancora una volta il suo tormento. Del braccio di ferro che va avanti da mesi col sindaco Nizzi che quella vecchia edicola lì, vicino al Palazzo comunale, non la vuole più. «Dice che è brutta, che non è dignitosa. Ma è più dignitoso che io stia senza lavoro?».
Dopo mesi di lotta, la guerra dell’edicola arriva oggi al capolinea. Con la ruspa che potrebbe riaccendersi da un momento all’altro.
«Ho inviato in Comune una richiesta di proroga: c’è un problema burocratico – spiega l’edicolante – . Non ho ancora la disponibilità giuridica dell’area individuata da Comune e Autorità portuale dove spostare il nuovo chiosco: manca il parere del comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale, in via di costituzione. Non sarei in regola se mi trasferissi nell’area nuova. L’acquisizione di tutti i titoli amministrativi sono essenziali anche per chiedere il finanziamento per comprare l’edicola nuova. Mi serve il tempo necessario per completare le questioni burocratiche. Per questo, gli abbiamo anche proposto di spostare provvisoriamente questo chiosco qui vicino. Ha detto no. Questa edicola non la vuole più vedere. Non ha lasciato nessuna speranza a mia madre. Le ha detto di svuotarla, perché oggi l’avrebbe chiusa. Io sono stanca, esausta. Sto anche male. Ma non mi arrendo. Lotterò con le armi che ho per difendere il mio lavoro». La notte porta consiglio. Chissà.
Dalla finestrella dell’edicola colorata di rosa per il Giro d’Italia, sommersa da riviste e quotidiani, Paola Ambrosino racconta ancora una volta il suo tormento. Del braccio di ferro che va avanti da mesi col sindaco Nizzi che quella vecchia edicola lì, vicino al Palazzo comunale, non la vuole più. «Dice che è brutta, che non è dignitosa. Ma è più dignitoso che io stia senza lavoro?».
Dopo mesi di lotta, la guerra dell’edicola arriva oggi al capolinea. Con la ruspa che potrebbe riaccendersi da un momento all’altro.
«Ho inviato in Comune una richiesta di proroga: c’è un problema burocratico – spiega l’edicolante – . Non ho ancora la disponibilità giuridica dell’area individuata da Comune e Autorità portuale dove spostare il nuovo chiosco: manca il parere del comitato di gestione dell’Autorità di sistema portuale, in via di costituzione. Non sarei in regola se mi trasferissi nell’area nuova. L’acquisizione di tutti i titoli amministrativi sono essenziali anche per chiedere il finanziamento per comprare l’edicola nuova. Mi serve il tempo necessario per completare le questioni burocratiche. Per questo, gli abbiamo anche proposto di spostare provvisoriamente questo chiosco qui vicino. Ha detto no. Questa edicola non la vuole più vedere. Non ha lasciato nessuna speranza a mia madre. Le ha detto di svuotarla, perché oggi l’avrebbe chiusa. Io sono stanca, esausta. Sto anche male. Ma non mi arrendo. Lotterò con le armi che ho per difendere il mio lavoro». La notte porta consiglio. Chissà.
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