Olbia, terrorismo islamico: i pakistani di via Spensatello intercettati per cinque anni
Processo a Sassari, uno stabile preso in affitto da Sultan Wali Khan era una sorta di ostello dove venivano ospitati immigrati regolari, irregolari e connazionali in transito
SASSARI. La casa di via Spensatello a Olbia, uno stabile preso in affitto da Sultan Wali Khan, era una sorta di ostello dove venivano ospitati immigrati regolari, irregolari e connazionali in transito, in odore di terrorismo islamico. Sulla residenza olbiese si sono concentrate, giovedì mattina, le deposizioni del dirigente della Digos di Sassari (recentemente promosso ad altro incarico, in qualità di primo dirigente) Mario Carta, che ha raccontato uno spaccato di vita e affari tra immigrati pakistani captata attraverso le intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Buona parte del gruppo dei presunti terroristi pakistani appartenenti alla cellula italiana di Al Qaeda finiti in carcere nell’aprile del 2015 sono transitati per quelle mura del entro storico olbiese. Alcuni di essi per ottenere il visto di permanenza in Italia, altri per rimanere in attesa di eventi che avrebbero consentito loro di poter contare sulla rete di amicizie di connazionali che ne coprivano l’immigrazione clandestina. Come Gul Alì Thmanzai, sedicente ex combattente talebano con tanto di passaporto rilasciato dall’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, alias Alì Ghoar, cittadino pakistano identificato attraverso le impronte digitali.
La permanenza ad Olbia del pakistano con passaporto falso da rifugiato talebano era stata “caldeggiata” dagli Imam di Roma e Bergamo, in vista di un suo impiego non meglio specificato. E nella casa di via Spensatello, il 9 settembre 2009, la notte in cui esplose una bomba nel negozio di chincaglieria “Mondo Bazar” di via Mameli di proprietà di Sultan Khan, si parlò a lungo di esplosivi e di chi potesse aver ideato un simile attentato.
Tra i diversi pakistani intercettati, molti dei quali scettici sulla matrice isolana della bomba, si discusse anche della quantità di esplosivo utilizzato per mandare un messaggio in codice a Sultan Wali Khan. «Poco più di mezzo chilo – disse uno dei pakistani – non ci fa paura. Questi non sanno che noi, in Patria, ci giochiamo ogni giorno con questa piccola quantità di esplosivo». Il processo riprende venerdì 15 settembre.
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