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Olbia

Uccise il padre a Bitti la Cassazione conferma: 16 anni

di Sergio Secci
Uccise il padre a Bitti la Cassazione conferma: 16 anni

Pietro Basile aveva sparato al culmine di un violento litigio L’avvocato Satta: «Condanna dura, negata la provocazione»

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BITTI. Sedici anni di carcere. Una condanna pesantissima per Pietro Basile, un ragazzo di 22 anni di Bitti che il primo giorno dell’anno 2014 aveva ucciso il padre Franco a colpi di pistola al culmine di un violento litigio, l’ennesimo nell’abito di una situazione familiare logorata dai pessimi rapporti tra la vittima e la madre del ragazzo e poi anche con il giovane che all’epoca dei fatti aveva 19 anni, tre in più di quelli che i giudici hanno sentenziato per il suo futuro.

«Ribadisco le parole che avevo detto a caldo subito dopo la sentenza della Corte d'assise d'appello: con questa condanna è stata completata la distruzione della famiglia Basile – ha detto l’avvocato Franco Luigi Satta appena i giudici hanno letto il dispositivo –. A Pietro Basile non è stata riconosciuta neppure l’attenuante della provocazione e non sono state prese in esame neppure tutte le violenze del padre nei confronti della madre. Addirittura nella sentenza non c’è la prova che la vittima avesse una pistola, quando invece ci sono le denunce della moglie che era stata minacciata più volte con l’arma». La Cassazione ha confermato la condanna dei giudici della Corte d’assise d’appello di Sassari. Il delitto risale al giorno di Capodanno 2014 a Bitti, nella casa dei nonni del ragazzo. Pietro Basile dopo l'ennesimo scontro con quello che riteneva una sorta di "padre-padrone" aveva impugnato la pistola calibro 7.65 del padre Franco e aveva sparato. Due colpi a vuoto e il terzo mortale nelle scale dell’abitazione. Una sequenza di colpi terribile figlia, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, di un motivo decisamente banale, un litigio per un’auto contesa, ma scatenata, in realtà, da un crescendo di dissidi, scontri continui in famiglia, e disperazione. «Non ho mai avuto intenzione di uccidere – aveva spiegato Pietro – stavo solo cercando di difendermi». I suoi paesani, ma anche alcune vicende giudiziarie chiuse solo per "la morte del reo", avevano descritto la vittima come un padre duro e un marito tutt'altro che gentile e infatti era finito a giudizio per maltrattamenti in famiglia. «Pietro è un bravo ragazzo, ha sempre e solo cercato di difendere se stesso e la madre dalle angherie del padre», hanno ripetuto i suoi avvocati, Franco Luigi Satta e Giandomenico Serra. Ma sono rimasti inascoltati.

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