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Olbia

Le escursioni per i turisti a caccia di emozioni

OLBIA. La novità non è passata inosservata. Il passaparola e i social network funzionano molto bene. Da qualche mese l’isola non è più off limits. O meglio, ci si può mettere piede ma solo se...

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OLBIA. La novità non è passata inosservata. Il passaparola e i social network funzionano molto bene. Da qualche mese l’isola non è più off limits. O meglio, ci si può mettere piede ma solo se accompagnati. E gli unici autorizzati dalla proprietà sono i bravi operatori dell’associazione culturale Molara. Sono loro a organizzare le escursioni sull’isola. Il progetto ha preso il via all’inizio della stagione estiva che si è appena conclusa. L’obiettivo è questo: far conoscere il patrimonio storico e naturalistico senza generare alcuna invasione dell’isola. I partecipanti di ogni escursione non sono mai più di dieci. Una condizione necessaria per mantenere intatto il fascino dell’isola deserta e incontaminata. A Molara ci si arriva in gommone da Cala Finanza, dopo pochi minuti di navigazione. Si sbarca a Cala del Pastore, si cammina fino all’azienda agricola dell’Ottocento, si scende verso Cala Chiesa e poi si torna al gommone. Un’escursione di qualche ora condita anche da ottimi aperitivi a base di vermentino, salsiccia, formaggio e frutta, all’ombra di un albero che dà sul mare e su Tavolara. Durante l’estate l’associazione Molara ha anche organizzato alcune sedute di yoga e in cantiere ci sono escursioni in mountain bike. Insomma, una forma di turismo attivo che mette la salvaguardia ambientale davanti a ogni cosa. L+o scorso sabato l’associazione Molara ha collaborato all’organizzazione di un evento promosso da Amistade, l’associazione olbiese presieduta da Mario Bua. E cioè il «Festival multiculturale città di Olbia e Molara», che si è svolto sull’isola in collaborazione con la parrocchia di Loiri Porto San Paolo. Cinquanta i partecipanti. Scarpe comode e voglia di camminare, hanno innanzitutto percorso parte della fitta rete di sentieri dell’isola. Nei pressi dei ruderi della chiesa di San Ponziano è stata celebrata una messa, la prima in tempi moderni. Presente don Cristian Garau, che ha studiato la figura di San Ponziano, sostenitore della tradizione che vuole l’antico papa imprigionato e morto a Molara. Poi spazio ai «Gosos», i canti paraliturgici diffusi in Sardegna. A introdurre l’argomento l’esperto Giovanni Canu. Poi è stato letto un «Gosos» composto da Vanna Sanciu e musicato da Mario Nanu. (d.b.)

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