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Olbia

Checco e Mondo, i nipoti di «Pinzellu» sono gli eroi del judo

di Dario Budroni
Checco e Mondo, i nipoti di «Pinzellu» sono gli eroi del judo

I gemelli Degortes hanno vinto insieme i mondiali Lavorano, hanno famiglia e ora sono campioni veterans 

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OLBIA. I gemelli solitamente condividono tutto. Stesse scuole, stesse feste di compleanno, stesse compagnie. Ma le probabilità che diventino tutti e due campioni del mondo, lo stesso giorno, nella propria città e a cinque minuti di distanza l’uno dall’altro, sono davvero molto poche. Francesco e Raimondo Degortes, che tutti chiamano Checco e Mondo, ci sono invece riusciti domenica pomeriggio. In un palazzetto rovente come un vulcano hanno scritto una pagina che è già entrata nella storia sportiva olbiese, regionale e nazionale. Ormai sono delle star. Su Facebook è un continuo postare di video, foto e attestati di stima. I gemelli Degortes, che dal nonno Nardino ereditano il soprannome «Pinzellu», sono i nuovi eroi del judo. Ma guai a fermarsi. Appendere il judogi al chiodo è una prospettiva che non passa neanche per l’anticamera del cervello. Né a Checco, né a Mondo.

La prima medaglia. In questi giorni la città sta ospitando i mondiali di judo veterans e kata, con un migliaio di atleti arrivati da ogni continente. Un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare, soprattutto per un olbiese. Francesco Degortes, del Centro sportivo Olbia come il fratello, è sceso sul tatami del PalAltogusto, al Geovillage, con un pubblico che faceva il tifo solo per lui. In finale, per la categoria M1 60 chili, ha incontrato il russo Maksim Kuzmin. Dopo un incontro equilibrato e tiratissimo, ha vinto e ha scatenato il finimondo. «Prima dell’incontro mi sono detto: là fuori c’è il mio pubblico, vado e ci provo - racconta ancora incredulo Francesco Degortes -. Poi ce l’ho fatta, ho vinto. Il palazzetto è letteralmente esploso. Una gioia incontenibile, ancora non riesco a crederci».

Degortes nella storia. Pochi minuti dopo, in un palazzetto in estasi per la vittoria di Francesco, sul tatami ha preso posto il gemello Raimondo, campione europeo in carica. Davanti a lui, nella finale della categoria M1 66 chili, il giapponese Shintaro Uno. «Il pubblico stava già festeggiando, quando sono entrato io il palazzetto era in fiamme - racconta Mondo -. E diciamo che non potevo non vincere. Come dice il nostro maestro, Efisio Mele, le finali si vincono. Soprattutto in questo caso. A Olbia non poteva andare diversamente». Così è stato. Raimondo Degortes ha sconfitto il giapponese Shintaro Uno, che da buon sportivo è corso ad abbracciare l’olbiese, e ha alzato le mani al cielo.

Gli autografi. Se per la vittoria di Francesco il pubblico era in delirio, con la vittoria di Raimondo è completamente impazzito. I gemelli campioni del mondo sono i nuovi beniamini della città. «Mi hanno addirittura chiesto degli autografi», racconta col sorriso Checco. «Abbiamo festeggiato la sera della vittoria - dice Mondo -. Con gli amici, con le famiglie, davanti a una pizza. Ma non smetteremo mica di allenarci, per quanto mi riguarda a breve avrò un’altra importante gara». Sia Raimondo e sia Francesco ci tengono a dire una cosa: «Sul tatami c’eravamo noi, ma queste due medaglie sono arrivate perché alle spalle abbiamo un maestro, tre tecnici e quindici compagni che ci aiutano. Dietro c’è un grande gruppo e il risultato è di tutti noi».

Una gioia collettiva. Efisio Mele, il maestro che segue i gemelli Degortes nella palestra del Centro sportivo Olbia, forse ancora non ha del tutto realizzato ciò che è accaduto ai suoi allievi. «Se me l’aspettavo? Diciamo che ci speravo – confessa –. Ci sono giorni in cui tutto può andar bene. E domenica era uno di quei giorni. Per me è stata un’emozione straordinaria, unica. Due gemelli, nella loro città, entrambi campioni del mondo: neanche in un film riusciresti a incastrare tutte queste situazioni. Se fosse capitato a Miami sarebbe stato un conto, invece è successo a Olbia». E sorride anche Paolo Scanu, commissario tecnico regionale. «Sono stati fantastici, sono riusciti a centrare un’impresa storica – dice Scanu –. E questo grazie a tanta passione e tanto sacrificio. Perché ricordiamoci che hanno combattuto in una categoria molto difficile e che loro, nella vita, fanno altro: lavorano e hanno una famiglia».

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